Ci sono due tipi di zucchero di canna: grezzo e integrale, che differiscono per le diverse metodologie di trattamento.

Lo zucchero di canna grezzo è il più comune, di colore marrone chiaro tendente al beige, di forma regolare e cristallina. E’ il classico zucchero di canna che ritroviamo nei bar in bustina, per intenderci. Questo tipo di zucchero subisce un processo di raffinazione che prevede l’allontanamento dei nutrienti, un po’ come avviene per la prima fase di lavorazione dello zucchero bianco.

Lo zucchero di canna integrale invece non subisce alcun processo di raffinazione, mantenendo intatta la presenza di sali minerali, vitamine ed enzimi.

Ma come facciamo a riconoscerlo?

Se non è evidenziato “integrale” nell’etichetta, controlliamo, attraverso la confezione, che lo zucchero sia polveroso, di forma irregolare e di colore più intenso rispetto al grezzo (deve essere marrone scuro).
Per non sbagliare potremmo affidarci al Dulcita o al Mascobado, due tipi di zucchero naturali, estratti artigianalmente e integrali al 100%.

Il Dulcita proviene dall’Ecuador, dove viene chiamato Panela granulada. E’ uno zucchero di canna non raffinato, lavorato in modo artigianale e semplice. Si spremono meccanicamente le canne e si concentra il succo per evaporazione dell’acqua, usando come combustibile i residui di canna essicati al sole (bagassa). In questo modo Dulcita trattiene tutti i principi nutritivi che normalmente si perdono nella raffinazione dello zucchero bianco.

Il Mascobado invece è originario delle Filippine e si ottiene con lo stesso procedimento. Anch’esso dunque trattiene così tutti i principi nutritivi che normalmente si perdono nella raffinazione dello zucchero bianco. È ricco di sali minerali, in particolare di ferro, elemento di cui è difficile coprire il fabbisogno giornaliero. Non è sbiancato chimicamente e tutti i passaggi rispettano principi di agricoltura biologica.

 

*Questo articolo contiene alcune considerazioni e consigli, ma prima di seguire un regime alimentare specifico, è sempre bene consultare il proprio medico