Si chiamava Jan van Riebeeck: veniva dall’Olanda, aveva guidato i primi coloni e fatto il giardiniere. Fu lui il primo vigneron del Capo. Era il 1659 quando fece la sua vendemmia d’esordio, gettando le basi per un’avventura enologica che si affaccia al terzo millennio da protagonista.

E’ terra vecchia, buona, quella che affiora in quest’angolo estremo del continente africano. Il suo segreto è una questione di pura geologia: rocce, scisto e argilla, depositate fra i 500 e i 1000 milioni di anni fa. Poi c’è il clima. Mediterraneo, quasi perfetto; con inverni giustamente miti e piovosi ed estati soleggiate. La temperatura media è più fresca di quanto non suggerisca la latitudine per merito della corrente del Benguela: acqua fredda che arriva direttamente dall’Antartico e lambisce la costa occidentale, quella atlantica. Poi c’è il vento, il famoso Cape Doctor, un potente scirocco capace di scongiurare l’umidità e le muffe ma anche di danneggiare le viti più giovani.

Eppure, quando, nel 1679, arrivò il secondo governatore della giovane colonia boera, Simon van der Stel (che darà il nome a Stellenbosch, la perla delle regioni vinicole), scrisse che il vino locale era orribile a causa di un’acidità perfida che feriva la bocca. Cercò di fare di meglio il bravo governatore e piantò le vigne a Constantia, sulle pendici orientali di Table Mountain, creando, a due passi da Cape Town, la più rinomata casa vinicola della storia del paese. Una proprietà di bellezza spettacolare, oggi divisa in Klein Constantia, Groot Constantia e Buitenverwachting. Qui si produceva quel celebre “Vin de Constance”, un vino botritizzato che veniva spedito a Napoleone durante il suo esilio a Sant’Elena (1815-1821) e che dal 1995 è tornato in produzione.
Fu un italiano, Giorgio dalla Cia, arrivato nel 1974 a comprendere appieno le straordinarie potenzialità di questa terra. Con il suo Rubicon Meerlust nel 1980, rivoluzionò la filosofia della vinificazione in Sud Africa, scegliendo di andare contro corrente rispetto ai tempi e producendo quantità meno abbondanti di vini eccellenti invece di grandi quantità di vini mediocri. Il Rubicon è un taglio bordolese (Cabernet sauvignon, Merlot, Cabernet franc) estremamente elegante che continua a essere riferimento per tutta l’industria enologica del Paese.

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Un compartimento all’avanguardia a livello mondiale: i viticultori e gli agronomi sudafricani sono stati, infatti, fra i primi a impiegare le tecnologie satellitari in vigna. Sia per la rilevazione della composizione del terreno, sia per valutare le condizioni termiche e quindi per determinare quali vitigni piantare e dove. Un esempio brillante è la Delaire Graff Estate di Stellenbosch, acquistata nel 2003 da Laurence Graff, il magnate dei diamanti. “Qui la tecnologia Gps è stata utilizzata in alternativa alla fotogrammetria aerea, rispetto alla quale è molto più accurata, in primo luogo per ottenere un modello tridimensionale dalla zona nella quale si volevano piantare le nuove viti”, spiega Kevin Watt, lo specialista che ha seguito questo progetto per Delaire, “contemporaneamente sono stati eseguiti i rilevamenti geologici del terreno e una mappatura mesoclimatica della proprietà. Combinando le informazioni ottenute è stato possibile pianificare la stesura delle vigne scegliendo vitigno per vitigno gli appezzamenti più vocati. Per quanto riguarda le vigne già esistenti siamo ricorsi alla termografia. Grazie ad una speciale fotocamera montata su un aereo e controllata da un sistema Gps, abbiamo ottenuto fotografie in 4 regioni diverse dello spettro: rosso, verde, blu e infrarosso. Una volta analizzate e processate, queste immagini producono un grafico che evidenzia le micro-differenze fra un filare e l’altro in fatto di maturazione consentendoci di dividere le vigne in settori di vendemmia che poi vengono vinificati separatamente”. Questo processo viene definito “viticoltura di precisione” e i risultati cominciano a vedersi: le ultime vendemmie hanno regalato rossi di notevole struttura, bianchi freschi ed eleganti e un rosato, lanciato nel 2009, che ricorda lo spessore di quelli di Collioure.

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Con 350 anni di storia sulle spalle, le regioni vinicole sudafricane sono fra le più belle del mondo e meritano un’occhiata da vicino, in particolare: Stellenbosch e Constantia, la storia, Franschhoek, la bellezza, Walker Bay e Swartland il futuro.
Stellenbosch, con i suoi colli segnati dall’ordine preciso dei filari, coronati da una parte dalle cime rocciose e dall’altra dall’oceano Indiano, è la principale regione vincola del Sudafrica. Punteggiata dalle antiche architetture in stile coloniale-olandese del ‘700, si distende intorno alla omonima cittadina, fra i principali centri universitari del Paese. Atmosfera vivace, edifici in stile, viali orlati di querce e giacarande, negozi ed empori che sembrano uscire da un libro di storia. Fra le cantine da non perdere in questa zona, oltre alle già citate Meerlust e Delaire, c’è Morgenster, dell’imprenditore italiano Giulio Bertrand, dove producono un eccellente taglio bordolese chiamato semplicemente Morgenster (provare il 2001) e dell’olio extravergine di oliva capace di competere alla pari con i migliori italiani. Sempre a Stellenbosch, la splendida proprietà storica di Lanzerac dove, nel 1959, è stato imbottigliato per la prima volta il vino simbolo del Sudafrica, il Pinotage. Creato da Perold Abraham nel 1925 incrociando il Pinot nero con il Cinsault (anche conosciuto come Hermitage), è sempre stato considerato un vino troppo muscoloso e tanninico per salire alla ribalta internazionale. Oggi, il Pinotage rinasce grazie a tecniche di vinificazione più raffinate e rispettose, mostrando finalmente tutta l’opulenta ricchezza che questo vitigno può offrire. L’altro grande esempio di Pinotage che vale la pena di assaggiare è quello prodotto dalla poco lontana Kanonkop, una delle prime realtà enologiche ad essere riconosciuta internazionalmente.

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Franschhoek
Si chiamava “Oliphantschoek, il posto degli elefanti, per via delle orde di pachidermi che vi si trovano. Poi la terra venne data in concessione agli ugonotti in fuga dalle persecuzioni in Europa. L’allora governatore boero ebbe un’idea luminosa per rilanciare la produzione enologica del Capo: terra in cambio di tecnologia. Oggi è la capitale gastronomica del Sudafrica, ha mantenuto, anzi esaltato, il sapore francese della sua storia diventando così una importante destinazione turistica e vanta una qualità della vita invidiabile. Senza dubbio si tratta di uno dei paesaggi vitivinicoli più belli del mondo, con la vallata protetta da alte montagne sulle quali non è raro vedere lo stesso fenomeno della coltre nuvolosa che scivola dalle pareti che caratterizza la montagna della Tavola a Città del Capo. Fra le molte proprietà che si contendono a fior di milioni gli ultimi brandelli di terra disponibile, spicca la tenuta dell’Ormarins di proprietà della famiglia Rupert, dove, oltre a provare lo strepitoso Cabernet franc in purezza, si può visitare il museo dell’automobile che ospita una delle maggiori collezioni private d’auto d’epoca al mondo.

Walker Bay
Vino e balene. E’ uno dei migliori posti al mondo per osservare i cetacei senza dover salire a bordo di una barca. Fra giugno e dicembre le balene franche australi si spingono fino a pochi metri dalla costa. Sono proprio le acque gelide che ospitano questi giganti, ad essere responsabili del microclima che caratterizza una delle più interessanti e nuove aree vinicole sudafricane. I vini di Walker Bay, essenzialmente Pinot nero e Chardonnay, sono completamente diversi da quelli originati nelle regioni classiche. Più freschi, fini ed eleganti, rappresentano la nuova frontiera dell’enologia australe. Il personaggio chiave di questa evoluzione è Peter Finlayson, ex enologo di Hamilton Russel (prima cantina in questa regione) e oggi forza motrice della casa vinicola Bouchard Finlayson. Da provare il suo Galpin Peak Pinot noir, elegante e potente, l’incredibile Hannibal, ottenuto da uve Sangiovese, Petite Syrah, Pinot noir, Mourvedre e Nebbiolo e il Missionvale Chardonnay, snello e raffinato.

Per saperne di più
www.meerlust.com
www.delairewinery.co.za
www.morgenster.co.za
www.lanzeracwines.co.za
www.kanonkop.co.za
www.rupertwines.com
www.bouchardfinlayson.co.za
www.hamiltonrussell.com

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