Benvenuti nel microscopico mondo del tine food altrimenti conosciuto come mini food, dove – manco a dirlo- non sono minichef a cucinare, ma veri chef con tanto di cappello. La tendenza arriva dal Giappone, ma l’arte della miniaturizzazione del cibo si è presto viralizzata, a New York per esempio ha appena aperto Zagat, tyne caffè dove si spendono tra i 4 e i 25 dollari, per mangiare non si sa bene cosa.

Il tine food è cibo vero, ingredienti di qualità  non più riconosciuti in milligrammi ed ettogrammi, ma misurati in chicchi, fiocchi, schegge e dadini, manipolati con pinzette al posto di mestoli e cucinati al calore di una fiamma di candela su un fornello da casa delle bambole.

Una mania che si traduce in un nuovo immaginario estetico che fa capo ai “miniacs”, gli amanti dello small world, una nuova generazione di artigiani che creano oggetti in miniatura.

Un nuovo modo di cucinare, ipnotico e strabiliante allo stesso tempo: pensare che i piatti cucinati occupano lo spazio di una sola falange e non superano mai i 3 cm, su Instagram Tinyfood prepara waffles, tacos, croissants, hotdogs, rigorosamente in formato minisize serviti su piatti, vassoi e taglieri su misura.

In California è nata una webseries dedicata al cibo in miniatura: Tyne Kitchen, 50 episodi a cui è collegata una pagina Facebook seguitissima con video che sfiorano milioni di visualizzazioni.

E in Italia come stiamo messi a tine food?

Ancora la tendenza del microfood non ci ha toccato, se non per il tiny fruit, ovvero la commercializzazione di minifrutta e verdura. La Longino&Cardenal, specializzata in cibi rari, ha in catalogo mini-zucchine (non più di 4 cm), mini-cipolle, mini-porri, mini-carote, mini-ananas.

Speriamo, se non altro, che tutto questo minifood ci aiuti a stringere la cinghia!