Passeggiando all’aria aperta, soprattutto in quota, ecco che, rivolgendo lo sguardo in su, capita d’essere intontiti da un’illusione ottica: il cielo si stringe e si espande insieme, come una schiuma, si allontana e, insieme, ci precipita addosso.Non si tratta del rimescolarsi delle nuvole o dei baluginii che il sole dardeggia, è invece una sorta di vertigine prodotta dalla mente iper ossigenata: l’azzurro rattrappisce e aumenta in contemporanea, eppure è ovvio che è attonito e non può occupare più spazio di così, ne meno.

Una sensazione allucinata simile a quella celeste sorprende similmente chi è alienato dal suo corpo quando si riflette. Si sta impalati in mutande davanti allo specchio e, a furia di fissare i propri contorni, questi cominciano a trasformarsi secondo i sentimenti.

Se fino a qualche mese prima ero stata un mucchietto d’ossa, adesso riprendevo energia, lucidità mentale e, necessariamente, peso. Dovevo essere coraggiosa, svuotare gli armadi, indossare tutti i pantaloni 0-12 e scartare quelli che non si allacciavano più. Prima di cominciare la strage del guardaroba ho esaminato il mio fisico tornato adulto dopo un’estemporanea parentesi infantile e mi sono preparata ragionando: “lo dicono la bilancia, il dottore, mio marito, la mamma… sono normopeso, anzi, appena adatta alla mia altezza, proporzionata e soda!”. Una mezz’ora più tardi, sbalordita di fronte ad una ziggurat di vestiti ormai immettibili, ho interrogato di nuovo lo specchio: ed ecco lo stesso corpo di un mezzo giro d’orologio prima, gonfio come uno straccio a mollo.

Il repulisti aveva alleggerito le grucce ma aveva riempito di caos la mia testa: crescevo nello specchio, pur senza deformarmi realmente. L’immagine di me che poco prima i miei occhi tolleravano, mi era diventata insopportabile.
Fortunatamente, l’istinto di sopravvivenza, nelle disperazioni insulse mette in campo risorse altrettanto demenziali ma salvifiche.
E successo dunque che mi sono comperata dei pantaloni di una taglia in più: la sensazione comoda mi ha rassicurata e lo specchio mi è tornato amico.
Non avrete mica creduto che a Grimilde rispondesse davvero la specchiera: infondo era solo una donna complessata. Finché ha potuto si è illusa e si è piaciuta, poi ha notato una bellezza più fresca della sua e si è detestata.
La sciagura della strega è che il suo ruolo nella favola è di antagonista e dunque finisce male, fosse stata una di noi avrebbe scritto un post e ricevuto molta solidarietà femminile… almeno, lo spero!

Per solidarizzare con la strega complessata, l’inquietante estratto di Biancaneve “specchio, specchio delle mie brame” lo potete rivedere:

Foste anche voi di quelli che combattono con la discalculia, a maggior ragione di fronte ad un’infinità di pantaloni appesi, sul sito del Centro Europeo Consumatori, a questa pagina, si trova una tabella per la comparazione delle taglie.
Ecco, infine, i vademecum di qualcuno dei negozi che, personalmente, mi disorientano di più: H&M – DECATHLON –  MUJI.

Siate interattivi: continuate voi la compilazione!

P. P. ILLU POST N. 2