La mia sveglia del sabato è puntata alle 08:00. Di lì a un’ora un varco spazio temporale si apre in viale Lombroso e un esercito di carrelli è agli stargate del mercato generale dell’ortofrutta.

Le avanguardie sono di umarell, in numero esiguo, ma agguerriti, come se competessero per l’ultimo carico di fiori di zucca del pianeta: carrellino con sacca, borsello appesantito dalle monete accumulate per tutta la settimana – utili per la contrattazione al centesimo -, coppola, gilet smanicato da cacciatore e i minuti contati per essere indietro, puntuali con il quieto vivere. Appena dietro, un disordine multietnico composto da commercianti cinesi con risciò, famiglie magrebine con carrozzine sgombre di bimbi perché, per l’occasione, si adeguano al trasporto merci (mentre i pargoli scorrazzano e vengono ripescati e le buscano sul sedere), centroafricani con le banconote accartocciate in tasca e trabiccoli inspiegabilmente efficienti, coppie o terzetti di donne slave enigmatiche come i caratteri in cirillico, silenziose e leggere come volpi della steppa, agguerrite ed efficienti come lupi in caccia nell’inverno siberiano.

Infine ci siamo noialtri. Una spaurita retroguardia che si fa travolgere, fregare e, puntualmente, disarmare da una buca a cinquanta metri dall’automobile e che resta attonita a contemplare la caduta a rallentatore della fatica disumana che ha spinto avanti e ancora avanti, sudando, ma con le mani congelate, pattinando sui cumuli di sfrido, inzaccherandosi gli orli dei pantaloni in rigagnoli liquamosi. Ammessa la distanza insanabile che mi separa dai decani della compravendita, dai ristoratori affamati (una triste contraddizione di questi infausti tempi di crisi) e dai frequentatori di suq, lesti e suadenti o aggressivi e prepotenti, posso rivendicare almeno l’ostinazione con cui ho superato l’imbarazzo di sentirmi fuori posto, la perseveranza con cui ho messo a punto un metodo decente per sopravvivere al traffico di spallate e una presa da chimono d’oro con cui dirigo la mia torre pendente di cassette tra gli ingorghi di routine.

Ecco dunque un elenco di avvertimenti per tornare a casa – quasi – integri da questa sovra natura morta.

L’outfit conta zero: mai sandali o sabot, nemmeno nei mesi più caldi, perché il fondo è lastricato di relitti mollicci e scivolosi; sempre guanti, sciarpa e cappello d’inverno, perché il fatto che il mercato sia al chiuso vi protegge giusto dalle intemperie di questa stagione. Fa un freddo boia: Messner è la prova vivente che si può fare a meno di qualche dito del piede, ma difficilmente Fazio vi inviterà per una cronaca mainstream delle vostre disavventure tra i bancali. Imprescindibile il carrellino: mai, e dico mai, preferire i sacchetti. Anche le sporte più robuste, se le affidate alla sola forza delle vostre braccia, vi condannano alla resa: il minimo che si può acquistare è una singola cassetta da diversi chili. Senza una leva e almeno due ruote la spedizione è perdente. Non cincischiate: il mercato non è un idilliaco farmer market o una fiera slow food e i venditori non sono ex manager che si curano la depressione post pensionamento coltivando l’orticello. Se vi soffermate su una cassetta di ambigui vegetali bitorzoluti, ad esempio, c’è il caso che ve li spaccino per zenzero o topinambur, a seconda che domandiate di uno o dell’altro: considerato che il primo stimola i succhi gastrici, mentre il secondo incoraggia il meteorismo, capite bene che non è il caso di farsi gabbare… Infine, la spesa non si assortisce: una cassetta è una cassetta, ed è il minimo del peso che potete acquistare. Non sono ammesse selezioni o rimaneggiamenti. Questionare non serve a niente, tranne che ad aggiudicarvi una serie di accidenti in tutte le lingue del mondo. Dunque: se vi piace viaggiare c’è Alpitour, al mercato del sabato, il turista dell’ortofrutta si fa giusto indicare la strada per luoghi poco ameni, solitamente maleodoranti di zolfo o peggio ancora!

Ebbene: ora sapete. Considerate i buoni prezzi al chilo e i chili di stress che potreste caricarvi sui carrellini insieme alla convenienza dell’ingrosso. Se non temete la ressa, le avversità meteorologiche e le spine di carciofo nei calcagni, non vi pentirete della levataccia, altrimenti… buon soggiorno in albergo!

 

LINK

Sul sito di SOGEMI (Societá per l’Impianto e l’Esercizio dei Mercati Annonari all’Ingrosso di Milano) trovate tutte le indicazioni utili sul mercato ortofrutticolo a questa pagina.

Per una spassosa divagazione su gli umarell (per intenderci: gli anziani che guardano e commentano i lavori stradali) consiglio il blog di Danilo Masotti: http://umarells.wordpress.com/ e il podcast della puntata dedicata ai simpatici pensionati ficcanaso di Melog-la realtà condivisa, condotto da Gianluca Nicoletti su radio24 scaricabile a questo link.

Per distinguere zenzero e topinambur e sapere anche cosa farvene, ecco le due pagine wiki: http://it.wikipedia.org/wiki/Zingiber_officinale e http://it.wikipedia.org/wiki/Helianthus_tuberosus

All’indirizzo che segue potete scaricare un pdf, confezionato dal Ministero delle Politiche Agricole, riguardo a frutta e verdura di stagione.

Per avere il polso del mercato dell’ortofrutta, dei prezzi, per avere informazioni su dop e igp, report di filiera e altro, ci si può acculturare sul sito di ISMEA (istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare): http://www.ismea.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1

Se non sapete come smaltire una derrata eccessiva di frutta e verdura, ecco tre indirizzi che possono tornare utili: il blog crudista di Miss Vanilla, le ricette vegane di www.veganblog.it/? e, per finire, lo speciale de La Cucina Italiana su “conserve e marmellate”.

 

GALLERY

Nella gallery fotografica un pattern dell’artista Lisa Rampilli e il reportage autoprodotto un sabato mattina in viale Lombroso.