Per arrivare a Tokaj bisogna averne voglia. Si deve volare a Budapest, che da sola merita il viaggio, e poi attraversare tutta l’Ungheria facendo una bella sosta a Eger per assaggiare qualche grande rosso.

Mitica patria del Tokaj, lo storico vino dell’Europa dell’est, celebre nel mondo per il colore dorato, la grande complessità aromatica e il residuo zuccherino, che ne fanno un vino dal carattere inconfondibile, si trova intorno all’omonimo villaggio, nell’Ungheria nord-occidentale, vicino ai confini con la Slovacchia e l’Ucraina, sulle chine meridionali e orientali dei monti Zemplen. L’area a vocazione vinicola si estende per poco meno di 70 kmq, nel triangolo compreso fra i monti Kopasz-hegy (nei pressi di Tokaj), Szokolya (a est di Abaujszanto) e Sator-hegy (a sud di Satoraljaujhely), ed è completamente ricoperta di vigneti, che interessano complessivamente 27 località. In quasi tutti i centri della Strada del vino di Tokaj-Hegyalja (62 km in tutto), in particolare lungo l’itinerario Szerencs – Mezozombor -Tarcal – Tokaj – Sàrospatak -Sàtoraljaujhely, si trovano numerose cantine dove è possibile degustare la produzione locale.

Già famoso nelle corti reali di tutta Europa nel ‘600, questo vino deve il suo successo all’unicità. A partire dalle uve (Furmint, Hàrslevelu, e in piccola parte moscato Lunel e Oremus), fino alla morfologia del terreno, d’origine vulcanica, coperto da strati di sabbia e di loess, al microclima legato alle estati secche e ai lunghi autunni miti e alla vicinanza dei fiumi Bodrog e Tisza, che crea un fine velo di umidità favorevole allo sviluppo della botrytis cinerea, l’indispensabile muffa nobile. Il vino Tokaj è così importante per il paese da essere citato perfino nell’inno nazionale ungherese come uno dei più importanti doni ricevuti. Non solo. A lungo si credette che l’incredibile colore del Tokaj fosse dovuto all’oro contenuto, che sarebbe scaturito dalle profondità del suolo vulcanico. Così, ancora nel XVIII secolo, la famiglia reale Asburgica fece fare delle ricerche per verificare quanto si diceva.

Prima di arrivare a Tokaj paese, ai piedi del Kopasz-hegy, il solitario Monte Calvo, dove cominciano le prime colline ammantate di vigneti, sorge la prima cantina di design dell‘Ungheria. La costruzione in stile organico realizzata dall’architetto Dezso Ekler per l’azienda Disznòkò, della società francese Axa. Oltre alla visita della cantina e la vista sui vigneti dalla terrazzo panoramica, è imperdibile la degustazione dei vini di casa, fra i più titolati in assoluto. In particolare ci ha impressionato il Tokaj Aszù 5 puttonyos 1993 con la sua incredibile concentrazione e freschezza. Da provare anche il Late Harvest, vendemmia tardiva di uve Furmint in purezza, caratterizzato dai sentori intensi di miele, banana e pera Williams.

Il nostro itinerario prosegue fino al minuscolo villaggio di Tarcal, intorno al quale hanno sede il lussuoso castello-hotel e le secolari cantine della rinnovata azienda Degenfeld. Eccellente il loro Tokaj Hàrslevelù. Sempre a Tarcal si trovano anche Kiràlyudvar, che brilla per i suoi Single Vineyard e l’azienda Istvàn Szepsy, riconosciuta come uno dei pilastri della ripresa del vino Tokaji del postcomunismo. Molto belle le cantine del XVI secolo. Il modo migliore per degustare questo leggendario nettare è farlo direttamente nelle cantine scavate per decine di metri nella roccia vulcanica, dei veri e propri labirinti, le cui pareti sono coperte da uno spesso strato di Cladosporium cellare. La muffa si nutre dell’alcol che evapora dalle botti e, mista all’aria, penetra nel legno delle botti, creando quell’aroma unico e distintivo del Tokaj.

La tranquilla cittadina di Tokaj rivela il suo passato grazie ai palazzi in stile tardo-barocco, ma oggi è sonnacchiosa e non è raro vedere ancora le vecchie Trabant parcheggiate in qualche stradina secondaria. Spostandosi alla fine della regione vinicola di Tokaj si trovano gli splendidi vigneti dell’azienda Hètszòlò, ripiantati agli inizi degli anni ’90. I filari, esposti a sud, sono disposti a ventaglio e si inerpicano sulla collina. Il terreno di loess dà un carattere speciale al Hétszolo Aszù, che ha vinto parecchi premi internazionali.

Il mitico Oremus Tokaj viene prodotto a Tolcsva. In questa azienda di grande successo stanno cercando di coniugare il futuro reimpiantando, ma sempre con uno sguardo alla tradizione. Ottimo il loro 6 puttonyos Aszù.

Sàrospatak è il più importante centro spirituale della regione. Questa è la sede del collegio calvinista che ha forgiato buona parte dell’intellighenzia magiara dal XVI all’inizio del XX secolo.

Lo splendido castello gotico-rinascimentale, appena restaurato, ospita nei suoi sotterranei le antichissime cantine Ràkoczi e proprio qui si conclude questo viaggio degustando in vini delle etichette Pajzos e Megyer.

Informazioni:

Ente del Turismo ungherese