Mai come in questa primavera monsonica, i cinquantamila metri quadri del Lingotto di Torino, nei giorni del Salone del Libro, sono la meta ideale per un pellegrinaggio all’asciutto e un fermento seducente.

Come tutti i nuovi arrivati, varco l’ingresso del “Padiglione 1” perlustrando il circondario con lo sguardo, e, come tutti, ho un’iniziale vertigine per l’affollamento, il frastuono e per la voluminosità del programma: in pratica, per sfogliarlo, ci vuole lo stesso tempo e impegno che per affrontare “Altre Inquisizioni” di Borges. Personalmente ho rinunciato a concludere entrambe le letture.

A onor di cronaca posso dirvi che Grossman è andato e tornato da “laggiù”, che Capossela ha frequentato le taverne greche, che Marino Sinibaldi, oltre che avere un’intonazione amichevole, ha anche una faccia simpatica, che De Gregori, invecchiando, è diventato più socievole ma non si toglie lo stesso il cappello, e che non basterà un Salone del Libro per prendere confidenza con la letteratura Cilena.

Vengo però ai 400 metri quadri di Casa CookBook

È scontato osservare che, riguardo al cibo, viene stampato di tutto, per tutti. Meno ovvio è il rimuginio che, come avrebbe detto Rokko Smitherson… mi perplime. Ovvero: possibile che non ci fosse niente di nuovo?

Mi spiego meglio: non è che manchino le novità editoriali, tutt’altro, ma sfido chiunque a segnalare un’intestazione originale.

Dare una riposta saccente è facile: “l’argomento enogastronomico è inflazionato, è una nevrosi, è una moda, è in declino, è destinato a sgonfiarsi e gnam, gnam, gnam…”. No: nonostante molte brutte pubblicazioni (ma questo avviene ugualmente per tutti i settori della cultura) il cibo è davvero un’attrazione intramontabile. Uno: perché è vitale. Due: perché è buono. Tre: perché, ancora prima dei soldi, o meglio, in connubio con i soldi, fa girare il Mondo.

D’altronde, il vocabolario eno-gastronomico può avere un registro basso o alto, divulgativo o scientifico, ma è pur sempre una porzione modesta del dizionario e le combinazioni tra parole e, di riflesso, i concetti, sono più o meno sempre gli stessi. Ecco dunque perché sono esauriti i titoli inediti, ma ecco anche perché non c’è spocchia che tenga: tutti abbiamo fame. E ne avremo nei secoli dei secoli. Mangiare sarà sempre una funzione vitale e smettere di occuparsene è apocalittico come estinguersi.

Filosofia spicciola: finché ha da nutrirsi, l’umanità, procede.

Filosofia editoriale: finché procede, l’umanità si nutre e s’interessa a leggere di nutrimento.

Per leggere la cronaca dell’edizione 2013 del Salone del Libro potete consultare il sito ufficiale.

Per acquistare l’e-book di Caduto Fuori dal Tempo, l’ultimo libro di David Grossman, potete consultare lo shop online di Feltrinelli.

Il sito ufficiale di Vinicio Capossela.

Per scaricare i podcast di Fahreinheit, la storica e bellissima trasmissione pomeridiana di Radio 3 dedicata a “libri e idee”, potete scegliere alla pagina.

Per ascoltare qualcosa di De Gregori e vederlo cantare anche senza cappello, ecco la pagina della sezione “video” del suo sito ufficiale.

Per farvi una risata con Guzzanti che impersona il regista coatto Rokko Smitherson cominciate con questo e buon proseguimento finché vi reggono gli addominali!

Ecco la pagina del programma dedicata agli espositori dell’editoria enogastronomica del Salone del Libro di Torino 2013. La rassegna è ormai conclusa ma potete farvi un’idea di come tutto sia già stato scritto e, insieme, di quanto ancora si possa ri-scrivere riguardo a cucina  ed alimentazione.