Una settimana fa avevo pronto un decalogo paradossale su i misteri dell’alimentazione, ad esempio mi chiedevo se i nutrizionisti facessero parte di una lobby delle fette biscottate con uno stile sarcastico:

“ma cos’hanno le fette biscottate che il pane non ha? Quale eminenza grigia sponsorizza l’uso di quest’ibrido mostruoso tra salato e dolce per la colazione di qualunque regime ipocalorico? Non certo la proporzione peso/calorie che è più o meno quella di pane e biscotti secchi, non certo la composizione dei nutrienti che non è niente di che, non certo la versatilità… dietisti, nutrizionisti, dotti, medici e sapienti: mai messo nello zaino una confezione di fette biscottate? Lo sapete quante ne arrivano integre in ufficio? Nessuna. E poi, il puzzle con le briciole per non sgarrare lo fate voi?!”

Cercavo risposte eupeptiche a quesiti indigesti ma, all’ennesima rilettura, era sempre il post a stomacarmi. In conclusione l’ho parcheggiato sul desktop e mi sono aggirata inquieta nello spazio blu tutt’intorno all’icona.

Il diario alimentare de gli ultimi mesi mi ha, infine, illuminato sul motivo per cui ero tanto insoddisfatta e incapace. L’ultima volta che avevo ingurgitato una granaglia erano molti giorni prima. Saranno state le prime avvisaglie estive dopo tanta pioggia, ma ho sentito vicino il momento di mettermi le braghette corte e ho deciso di brucare per un po’ e alleggerirmi le cosce. Chi, per sua sventura, abbia frequentato l’ambiente delle tossicodipendenze sa cos’è il craving, per i profani ecco un riassunto d’emergenza: dicesi “craving” l’urgenza di drogarsi o di bere che perseguita, a tratti, gli ex-tossicodipendenti o gli ex-alcolisti. Una cosa simile può accadere anche a chi è stato in ambasce con il cibo. Un giorno (mai troppo) lontano dalle tue disavventure alimentari decidi di metterti a dieta e ricadi in abitudini paradossali. Fatto sta che era ormai diverso tempo che trascuravo i carboidrati. Verdura a colazione, frutta a pranzo, ancora verdura a cena.

Devo ammettere che non mi sarei riscossa da questa deriva ortoressica se la bilancia non mi avesse provocata restando con l’ago fisso sull’odioso peso iniziale.

Dopo aver inciso una numerosa serie di tacche su i muri della mia prigione vegetalista senza che non un grammo di ciccia mi abbandonasse, mi sono snervata e ho dovuto ammettere a me stessa che c’erano almeno due ottimi motivi per darmi una regolata: il primo, più lampante, era che non dimagrivo, il secondo, apparentemente non riconducibile alla dieta, che non riuscivo a scrivere.

La questione del peso in stallo si spiega con il paradosso che i carboidrati e le proteine, assunti in giusta dose, non ingrassano più delle verdure. E sono sempre i carboidrati che permettono di ragionare sveltamente e con lucidità, dunque, se sono banditi dalla tavola, dopo un’astinenza prolungata, l’intelletto inebetisce. Per dirlo in un modo comprensibile anche a chi fosse a corto di zuccheri complessi: si diventa deficienti. E si entra in ruminio.

Il ruminio è un loop dei pensieri che corrono in circolo attorno a ossessioni compulsive, ad esempio: “CALORIE-PORZIONI”.

CALORIE-PORZIONI-CALORIE-PORZIONI-CALORIE-PORZIONI-CALORIE-PORZIONI-CALORIE-PORZIONI-CALORIE-PORZIONI-CALORIE-PORZIONI-CALORIE-PORZIONI-CALORIE-PORZIONI-CALORIE-PORZIONI-CAL

Perdonatemi, ci stavo cascando ancora.

Per certi versi, l’anoressia è una sindrome cronica, e stenta ad abbandonare i pensieri e i comportamenti di chi ha visitato già una volta, dunque, meglio tenersi alla larga da miraggi a forma di silhouette. D’altronde anche chi, come me, ci è cascata, non può negarsi il diritto di darsi un’aggiustatina al peso se si sente a disagio in una taglia di troppo. E dunque? Dunque bisogna mettere in campo l’intelligenza. E misure di sicurezza. Ma soprattutto essere leali con se stessi.

Se vi capita di andare pericolosamente in fissa provate, con un interlocutore fidato, a farvi alcune domande ad alta voce e a rispondervi con onestà:

Il mio disagio è mentale o sono realmente fuori forma? Cominciate scoprendo se siete o non siete sovrappeso; ci sono calcoli banali per individuare il range di peso entro cui dovreste attestarvi: ci siete o no?

Cosa dicono gli altri? Avete un compagno che vi apprezza? Che dice la mamma? I fratelli e le sorelle? Gli amici che ritenete schietti? Chi incontrate e vi ispira a pelle? Non è difficile intuire se vi apprezzano…

Sono disposto ad accettare dei consigli di buon senso? E quelli del medico? Se siete evasivi, se mentite, se svicolate gli appuntamenti con i dottori o i terapeuti… significa che il confronto vi spaventa, che non volete separarvi dalle vostre cattive abitudini e dal vostro malessere.

Posso affrontare una dieta senza che (ri)diventi la mia ossessione? Il senso del pericolo è umano, la coscienza serve anche per questo e suggerisce bene: fidatevi della vostra intelligenza.

 

Ricordate di non fare questo monologo allo specchio o a mezza voce, altrimenti sarà una recita e, come si sa, a teatro, si può inscenare qualunque finzione.

Naturalmente son tutti bravi a dir come si fa, quindi, visto che predico la schiettezza, ma che so bene quanto è impegnativo esprimerla, faccio miei i singhiozzi di Alice sperduta e sconsolata nel terribile Mondo delle Meraviglie: “io mi so dar ottimi consigli… ma poi seguirli mai non so”.

La chiusa, però, è sempre speranzosa: coraggio voi ed io! Persino la fantasia allucinata di Carroll, dopo aver sballottato la protagonista sprovveduta in ogni sorta di peripezie deliranti, la riscuote dal sogno pauroso, nell’idillio della campagna, tra le braccia della dolce sorella, per l’ora del tè. Inzupparci o no un biscotto, quello sta a voi… e a me.

 

LINK

Eccola tabella nutrizionale di mypersonaltrainer.it (che consulto spesso e mi sembra un sito affidabile) delle fette biscottate per un confronto con gli altri prodotti da forno.

Sul sito dell’INRAN (Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione) si trovano tutte le informazioni su alimenti e nutrizione che possono essere utili a ragionare su una dieta varia e completa.

A proposito di diete NON varie e NON complete ecco cos’è il veganismo dietetico o vegetalismo secondo la voce del dizionario Treccani di medicina on-line.

Per saperne di più sul craving alimentare, ecco il link all’ebook di un testo scientifico di libera consultazione web.

Ed ecco la definizione scientifica di ruminazione mentale secondo medicitalia.it.

Infine il link all’estratto dal cartone della Disney che mette in musica la citazione di Carrollcon cui concludo il post.

 

GALLERY

Nella gallery fotografica un puzzle di fette biscottate autoprodotto, la pagina di un diario alimentare e il frame del cartone animato Disney che immortala Alice sconsolata.