La Ribera del Duero è la Napa Valley di Spagna.

Vicina a Madrid, in Castilla y Leon, ricca di storia, arte e attrattive turistiche del livello di Avila e Segovia, Burgos, il punto di partenza del Camino de Santiago, questa regione è famosa fra gli appassionati di vino per via di un nome: Vega Sicilia, il faro dell’enologia iberica, il vino leggenda che tutti vorrebbero assaggiare una volta nella vita. Il contesto geografico e paesaggistico è quello dell’altipiano centrale della penisola iberica, la meseta, caratterizzato da estati roventi e inverni freddi ma asciutti. E’ il clima perfetto per quel Tempranillo, il vitigno più importante di Spagna, che qui si chiama Tinto Fino e che proprio da queste parti si esprime al suo meglio.

Circa un’ora per lasciare l’aeroporto di Madrid e arrivare nella splendida Segovia, prima tappa di questo viaggio. Si viene fin qui per 3 ragioni precise: la prima, per vedere l’incredibile acquedotto romano, una sorta di capolavoro d’ingegneria vecchio di 2 mila anni. La seconda è l’Alcazar, la fortezza a strapiombo che trasforma Segovia in una specie di nave titanica la cui prua fende la roccia. La terza, assai più prosaica e gustosa, è per assaggiare quel famoso maialino da latte arrosto le cui carni sono così delicate che vengono tagliate senza bisogno del coltello.

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Un’altra oretta di bella strada ed ecco Avila, con sue mura imponenti. Uno spettacolo che va visto al tramonto, quando si accendono le prime luci e tutto si trasforma in una visione magica e surreale.

Ottantotto torri di guardia sopra le quali volano le cicogne per proteggere la città: oggi ci pensa l’Unesco. Simbolo della città anche Santa Teresa, il cui ricordo è dappertutto, perfino nei dolci tipici: le yemas de Santa Teresa, piccoli pasticcini di uova e zucchero, tanto per ricordare che non siamo qui per la dieta.

Di nuovo in viaggio per raggiungere Valladolid, capitale della Castilla y Leon, una volta città araba dal nome Belad-Walid. Qui morì Cristoforo Colombo nel 1506, solo e dimenticato. Stessa sorte anche per Cervantes, l’autore del Don Chisciotte, andate a vedere la modesta dimora dove visse i suoi ulimi anni. Da vedere anche la Cattedrale, il Colegio de San Gregorio e il Palacio Vivero.

Ed eccoci nella Ribera del Duero vera e propria. Lungo il corso del Duero, il calmo lavoro dell’acqua ha tagliato una valle larga 35 chilometri che ospita i più vocati vigneti di Tinto Fino intervallati da paesini silenziosi dove si trovano alcune tra le più note cantine. Cominciamo da Sardon del Duero, per visitare la tenuta Abadia Retuerta, 700 ettari di superficie, di cui circa 200 vitati. Business ambizioso, qui ogni anno vengono selezionate le migliori parcelle che danno vita ai “single vineyard” di casa Retuerta. Molta tecnologia e un mare barriques disposte in una grande sala dove, curiosamente, è proibito fotografare. Degustazione in precario equilibrio fra la nitida antipatia del personale e la grande, forse eccessiva struttura dei vini. Al naso netti sentori di fastidio e impazienza (del personale) compensati da molto frutto e spezia (del vino).

In estrema analisi: notevoli i Single Vineyard, da tenere in cantina almeno 5/6 anni. Da visitare o magari anche no. A Quintanilla de Onesimo si produce il Pingus, uno dei vini più cari di Spagna. Nato nel flusso dei “garage wine”, è uno dei nomi che ha regalato alla Spagna un posto in prima fila nell’olimpo dei vini per i critici del Nuovo Mondo. E’ figlio della visione dell’enologo danese Peter Sisseck, si ottiene solo nelle migliori annate da pochi di ettari di vecchie vigne. Sempre a Quintanilla de Onesimo, la Posada Fuente de la Aceña è uno dei migliori ristoranti della regione: sapori tradizionali spagnoli con influenze francesi e una carta del vino davvero notevole.

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A Valbuena de Duero, troviamo le prestigiose cantine della leggendaria Vega Sicilia. Fondata nel 1864, questa cantina è semplicemente un mito. L’Unico è da sempre considerato il simbolo dell’enologia iberica e certamente rimane un esempio forse, appunto, unico di come il Tempranillo (con qualche aiutino bordolese…) possa diventare un fenomeno di eleganza oltre che di longevità. Riuscire a mettere piede in questa cantina e degustare i loro vini è un esercizio di caparbietà: però ne vale la pena. La verticalina di Unico rimane stampata nel cervello come il primo bacio (va beh… si fa per dire). Per i buoni cristiani e per tutti quelli che si sentono in colpa per aver sostituito le fatiche del noto pellegrinaggio con il godimento delle cantine, lì vicino c’è il monastero di Santa Maria de Valbuena. Una passeggiata nel silenzio del chiostro rigenera, ritempra e prepara lo spirito per le impegnative degustazioni che seguono. Non è lontana, infatti, la Bodegas Tinto Pesquera di Alejandro Fernandéz, altro pezzo da 90 della regione. Non fatevi sfuggire una bottiglia di Janum e una di Gran Reserva. Due espressioni del Tempranillo che rivelano una sorprendente complessità e un carattere vellutato, una volta raggiunta la maggiore età. A Quintanilla de Arriba si trova anche la Bodega Aalto, dedicata al grande architetto finlandese del XX secolo: qui due personaggi di spicco dell’enologia spagnola, Marian Garcia e Xavier Zaccagnini, hanno creato l’Aalto PS, uno dei cosidetti “vini di alta espressione”, noto per la sua struttura e formidabile concentrazione.

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Ancora più avanti, l’austero castello di Peñafiel protegge altre 2 cantine meritevoli di una sosta: la Bodegas Emilio Moro, con la famiglia dei 3 Malleolus, il Valderramiro e il Sanchomartin, rossi moderni, potenti, capaci di raccontare storie autoctone anche senza aspettare invecchiamenti decennali, e la Bodega Alion, costola di Vega Sicilia, nata nel 1992. Ad Aranda del Duero, circondata dalle vigne della Finca Torremilanos, si nasconde la Bodegas Peñalba Lopez, dove nascono interpretazioni del Tempranillo particolarmente longeve ed eleganti, basti provare una bottiglia del Torremilanos Gran Reserva 1999, oggi in commercio, un vino difficile da dimenticare. Qualche chilometro più a nord ecco Gumiel de Mercado, dove spicca l’architettura moderna della Bodega Valduero. Tre tunnel di cemento scavati nella montagna e coperti da vigneti. Da provare e portare a casa il Valduero Gran Reseva e il Valduero Gran Reserva 12 años. Per finire in bellezza questa gita, sulla strada di Burgos, a Gumiel de Izan, la Bodegas Portia, cantina di design progettata da Norman Foster per la famiglia Faustino. Quest’ultimo appuntamento enologico in Ribera è un balzo nel futuro. Vini da scoprire, provare, mettere da parte per il futuro, magari affittando uno degli appositi spazi nei caveau della splendida struttura.

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