Eccoci al rush finale di questa settimana della cucina milanese: è passata di corsa, sempre con la macchina fotografica attaccata al collo e un pezzo di carta su cui scrivere alla svelta (delle volte pure con la pioggia, che ha reso il tutto un po’ più complicato!). Per me è stata una vera iniziazione, visto che era la prima volta che seguivo un evento così da vicino nella mia Milano.

Ho cercato di assorbire velocemente (come la spugna Spongebob) tutto quello che mi è passato davanti agli occhi, perché ho potuto ammirare da vicino tanti Chef nell’intimità delle loro cucine, e non solo accontentarmi di assaggiare i loro piatti.

Nel mio taccuino ho segnato qualche piccolo segreto che vorrei condividere con voi, in una piccolissima guida:

  1. Ricordiamo l’importanza delle materie prime, e quindi partiamo bene già con la spesa.
  2. Cerchiamo di scegliere la cottura più adatta al tipo di prodotto che abbiamo scelto di cucinare.
  3. Prendiamoci il tempo per farlo con calma e bene (soprattutto se siamo principianti, per evitare di affettarci le dita al posto della cicoria).
  4. Ricordiamo che dobbiamo sprecare poco tempo nella decorazione del piatto, lasciando che i nostri sforzi si concentrino nella realizzazione di un buon piatto, non di un bel piatto.
  5. Attenzione infine alle porzioni: mangiamo per nutrirci, una necessità primaria, non per stupire!

Quindi, tutti sereni: se vogliamo fare come fanno a Masterchef, facciamolo pure, ma non presentiamo al marito porzioni da 30 gr con tanto di code di gamberi che escono dal piatto, solo perché lo abbiamo visto fare in Tv. Otterremmo solo un marito triste, che se ne va al Mc Donald’s per strafogarsi di patatine!

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Ammirandoli da vicino, mi sono anche accorta di una caratteristica non così evidente dei grandi cuochi: ovvero la generosità che li accomuna. Tutti quanti, infatti, perseguono il fine di poter rendere felici gli altri, dando il meglio di sé nella realizzazione di un piatto.

Essere Chef, quindi, non vuol dire essere egoisti, ma al contrario significa donare, anche assecondando i propri umori e rendendo il piatto ogni volta un’opera unica e irripetibile. Questo ovviamente non vuol dire che se siamo arrabbiati col capo, dobbiamo prendercela con il branzino che teniamo in frigorifero, sia chiaro! Significa solo che il ventaglio dei sapori che ritroveremo nel piatto, sarà leggermente diverso a seconda del nostro atteggiamento in cucina.

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Altra particolarità del grande cuoco è trasformare un ingrediente, che a noi sembra poco interessante, nel punto forte di una ricetta: penso a Sergio Mei, e al suo piatto con il Merluzzo Nero, pesce povero, ma che nelle sue mani ne esce esaltato, magnifico, quasi superbo. I grandi cuochi insomma, con poche, in apparenza semplici mosse, creano grandi piatti che rimangono impressi nella nostra mente per sempre.

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Qual è la differenza tra un semplice appassionato e un grande Chef allora? Sicuramente sono le idee geniali, che pervadono la sua mente, permettendogli di creare piatti e accostamenti mai sperimentati prima, regalandoci sensazioni nuove; mentre un semplice appassionato si accontenta solo per il fatto di riprodurre (ammesso e non concesso che ci riesca) la ricetta.

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Ma quello che più in fondo mi ha fatto riflettere, all’epoca dei social network, è che la Milano Food Week è passata su Internet. Twitter, Instagram e Facebook hanno segnalato, fotografato e pedinato i grandi protagonisti, come se fossero delle star: fra twittate, foto, conversazioni in rete, mi son domandata, mentre gli Chef cucinavano, quanti fossero lì solo per immortalarli – o peggio immortalare se stessi e dire @cisonoancheio #milanofoodweek (con tanto di hashtag) – e quanti volessero approfittare dell’occasione per imparare davvero.

Esiste un momento giusto per ogni cosa; il mio vuol essere, è ovvio, solo uno spunto di riflessione sulla grande, grandissima possibilità che ci è stata data, ovvero cucinare, assaggiare, capire i loro segreti, le loro tecniche  e magari anche riuscire a sapere dove fanno la spesa: tornare a casa cioè, realmente arricchiti, nella speranza di cucinare meglio tra le proprie mura.

Negli ultimi appuntamenti di questo grande evento, vi consiglio di interagire il più possibile con loro, che in questi giorni si sono donati ancora una volta in modo davvero sincero; Racconteremo dopo, magari domani: ora occhi aperti e non sciupiamo nessuno dei preziosi consigli che ci stanno regalando. Non è certo con una parola o una foto, che capiremo come sono cresciuti e diventati quello che sono oggi i grandi Chef.