Sono stata in gita a Roma. Una compagnia di tre più la sottoscritta, affamati d’arte e cibo. Solo poche ore per non offendere la vescica del cane Ciubecca rimasto a casa e due obiettivi, uno nobile al pari dell’altro: aggiornarci sull’arte del ventunesimo secolo al MAXXI e sgomberare i banchi delle gastronomie del Testaccio da quanti più supplì lo stomaco dei miei compari potesse contenere.

Per poter lasciare la ribalta a gli inimitabili supplì, ma perché non manchi una nota culturale, premetto alla chiusa gastronomica qualche riga sul museo.

Senza grandi cognizioni di architettura, altresì certa che la mia opinione non può nuocere, non voglio reprimere l’entusiasmo per le costruzioni che ho conservato dai tempi del Meccano, dunque ecco che esprimo un modesto giudizio sul progetto di Zaha Hadid e Patrik Schumacher. Le prospettive incurvate di cemento, gli alti inframmezzi di  vetro e le scale lunghe e dolci del MAXXI circondano il visitatore senza opprimerlo, ospitano le collezioni senza prevaricarle, lasciano spaziare lo sguardo senza stroncarlo in angoli ciechi; i materiali industriali, lasciati dei colori originali della scala dei grigi, sono puliti e adatti a non appesantire le dimensioni imponenti della pianta del museo, ma i controsoffiti a grandi listelli di legno scuro e vetro lo rendono accogliente pur senza incupirlo.  La vista, quando si distrae da quadri, sculture o schermi interattivi trova una via di fuga ariosa che non la distrae con la bruttezza, bensì prosegue lo stimolo alla contemplazione. Per me, dunque, un bel vedere, un bel calpestare, un bello stare.

Un’ultima postilla sulle due principali mostre in corso e poi, giuro, torno a scrivere di quello di cui mi posso permettere.
I ricami a piccolo punto, video, fotografie e sculture dell’ironico Vezzoli mi sono parsi, a tratti, davvero nuove, pur pescando in larga parte nel più inflazionato dei raccoglitori d’immagini che comprende il cinema popolare e la televisione trash. I trecento scatti di  “Icone, Paesaggi, Architetture” di Ghirri, incredibile a dirsi per un campionario così numeroso, sono quasi tutte eccezionali: piccoli formati, luci e colori non ritoccati, ma talmente ben scelti e inquadrati, che soggetti insignificanti, persino trascurabili, diventano poetici e sorprendenti.

Sperando che Daverio non bazzichi Paper Project, o meglio, sperando che legga il blog magazine ma che trascuri “La Forma del Peso”, ecco che regolo la sveglia sull’ora di cena e scrivo dei supplì.

Avendo dato la precedenza alla cultura, abbiamo battuto di nuovo la libera via all’ora in cui, per lo meno da noi, al Nord, s’abbassano le serrande. I miei, pur cercando di darsi un contegno, hanno però sveltito il passo verso una prima pizzeria al taglio, esercizio che, nella Capitale, produce, oltre che i tranci alla marinara NO MOZZARELLA, come ci tiene a sottolineare il compare con parentado autoctono- anche gli agognati supplì… supplì finiti.

Disdetta! Il passo affrettato diventa una falcata volante.
Un gruppo di anziani accrocchiati fuori da un bar, che si sventolano con le schedine, hanno pietà di noi e si distraggono dal gioco d’azzardo per indicarci un’altra gastronomia.
Oggi niente supplì: panico!
I ragazzi cominciano ad aggirasi senza orientamento come gatti a cui i monelli hanno tagliato i baffi e, intanto, si è fatto tardi davvero: la vescica del Ciube deve avere già la dimensione di un gavettone di quelli cattivi da ultimo giorno di scuola…
Un’ultima disfatta e il supplì diventa un suppli-zio.
Rimontiamo in macchina e i musi sono mogi. Ci consoliamo all’idea che, al contrario, il sorriso del cane che s’allarga snasando la porta non sarà deluso.

Roma, come da copione di Sorrentino, s’infuoca alle nostre spalle e già la segnaletica dice “AURELIA”.
San Franceso protettore degli animali, però, a mezzo chilometro dall’imbocco della statale si commuove e compie il miracolo gastronomico: “PIZZE – FOCACCE – TORTE SALATE – CROCCHETTE DI PATATE – SUPPLÌ”.

“FRENA! FERMA!”

Sgommata, inversione criminale, inchiodata praticamente dentro il negozio.
Il più agile a liberarsi dalla cintura si lancia fuori, gli altri si schiacciano contro i vetri dei finestrini con lo sguardo dei Cuccioli Cercafamiglia (Pound Puppies: chi fosse nato negli anni ottanta sa di che espressione irresistibilmente languida e supplichevole sto parlando).
Trascorrono minuti di muta e sospirante attesa, i subconsci s’esercitano alla delusione… e invece rieccolo, sballottando un sacchetto gonfio e pesante: il mito, il salvatore, il santo!
Quindici supplì, quindici secondi di pesca forsennata:  chi guida con le ginocchia, chi si contorce, chi ravana  con tutto l’avambraccio nella sporta.
Poi la quiete satolla.
Se ne stanno a masticare gli ultimi chicchi di riso spantegato, a girare la lingua sulle pareti delle guance lubrificate di sugo dolce, a ricordare commossi il cuoricino di formaggio morbido partito per lo stomaco. Beati, con il mento bisunto, i baffi pralinati di briciole fritte.
Il resto dei chilometri è una playlist di musica trash, cantata stonando e ridendo.

Io non li ho assaggiati i supplì, perché, nonostante abbia rifatto amicizia con tante ricette, sono ancora una postraumatizzata dalle vicende  anoressiche: può sembrare triste, ma posso assicurare che è stata una gioia anche per me. Infondo, come c’è chi fa l’arte e chi se ne lascia illuminare – magari in un pomeriggio d’agosto, al Museo Nazionale delle Arti del Ventunesimo Secolo- c’è chi si gode il cibo e chi si gode chi si gode il cibo. E, se questo spettatore ancora subisce il retaggio dei complessi alimentari, questa simpatia per l’appetito non può che essere un buon segno.

Tra le fotografie che accompagnano questo post: un paio di panorami della Maremma dove ho trascorso la settimana il di cui martedì è stato dedicato alla gita romana, i giocattoli vintage citati nel testo, il museo MAXXI fuori e dentro, due lavori di Vezzoli e due scatti di Ghirri.

LINK

Il sito ufficiale del Museo MAXXI.

I link alle wiki pagini su gli artisti Vezzoli e Ghirri.

Il trailer ufficiale de La Grande Bellezza di Sorrentino.

Per i nostalgici dei giochi d’una volta, perché sappiano che il Meccano si è ammodernato ma non si è estinto, esiste la casa che ancora oggi lo produce.

I bambini de gli anni ottanta possono commuoversi con i Cuccioli Cercafamiglia  con una carrelata di foto.

Infine, dal sito de La Cucina Italiana, dal 1929 ricettario mensile della gastronomia nostrana, ecco una ricetta dei Supplì di riso.