Ancora una volta, il lavoro sporco tocca alla Befana: distribuisce le friandise (disponibili anche in versione vegan di tartufi, croccantini e biscottini morbidi) che chiudono la grande abbuffata e poi sparecchia, rigoverna e, come è logico fare per ultimissima cosa, ramazza con la saggina il pavimento.


Personalmente le sono grata, perché non ricevo volentieri il comando di far festa, figurarsi intorno a un tavolo, dove, per la prima volta, resta vuota la sedia di mio papà; ancor di più per il fatto che, da quando sono orfana, ho dovuto appurare con sorpresa che quella del capotavola è anche una sineddoche: senza un “uomo di casa” molte cose diventano più complicate per la famiglia di sole femmine.
Ho avuto un genitore maschio più avvezzo al gioco e una mamma più incline a ricordarmi di leggere e studiare, per questo, credo, ho preso l’abitudine di chiamarli per nome senza identificarli con il genere di parentela. A mia insaputa, fuori di casa, non erano affatto confusi l’uno per l’altra ma questo è stato evidente anche per me solo quando Giovanna ha voluto proseguire il lavoro di Giuseppe.
Pur col clangore inquietante di una fontana di Tinguely, l’addentellato della piccola azienda di famiglia ha ripreso a muoversi.
Visto che il completo non le donava e che non era nemmeno un deterrente professionale, Giovanna ha indossato nuovamente i suoi panni femminili e, a braccetto con la borsa da signora e il portatile a tracolla, ha ricominciato tutto da capo. O meglio: da capa.
Per tre decine d’anni, il suo mestiere è stato quello di insegnare la letteratura e la lingua italiana e, non avendo pratica di analisi che non fossero grammaticali o logiche, ha deciso di fare come sapeva: ha letto e parlato con chiarezza, ha studiato.
Ecco alcune cose che ha imparato e noi con lei:
se sei una donna, soprattutto se hai già l’età per ricevere lo sconto a teatro, la maggior parte degli uomini che hanno a che fare con te per lavoro, hanno, a scelta, modi indulgenti o smargiassi. Questa sicurezza virile, però, li rende maldestri: danno per scontato che assorbirai consigli e imbonimenti come una sprovveduta o che avrai un tracollo isterico. Quando poi ti riuscirà una cosa continueranno a essere scettici. Quando te ne riuscirà un’altra e un’altra, saranno loro a sentir tirare i nervi. E quando li avrai congedati, perché sono meno capaci di te… beh, a quel punto sarai una befana. E infatti: avranno smesso di festeggiare.

UOME

Al funerale di mio papà, una socia che avrebbe dovuto essere anche sua e nostra amica -a voi l’interpretazione del condizionale- ha tenuto a dire che “il più grande pregio e il più grande difetto di Giuseppe era la bontà”; ma la bontà non può essere un difetto, e questo lo so perché, come mi ha insegnato mia mamma, quando ho un dubbio… uso il vocabolario.
Avendo ereditato quella spregevole bontà, posso forse giustificare un’orazione tanto misera, immaginando che, a furia di doversela cavare in un contesto maschio, abbia dovuto disprezzare i caratteri gentili e diventare uoma: il modo spiritoso che uso per quelle donne che si appropriano dei peggiori costumi macisti.

FIDANZATI PESSIMI

Un’ultima nota (stonata) è per raccontare cosa è capitato a mia sorella che ha voluto liberarsi di un fidanzato pessimo.
Accolto e mantenuto per un moto di rivoluzione più un altro mezzo, dopo molti tentativi vani di distrarlo dalle cattive abitudini e dalle cattive frequentazioni, dopo avere proseguito comunque a pagare l’affitto, pur esiliata da casa sua perché lo squotter trovasse, nel frattempo, una sistemazione, dopo questo e altro di male, mia sorella ha deciso di essere perentoria. E lui ha sloggiato… lasciando quello che era un piccolo ma dignitoso monolocale ormai trasformato in un tugurio orripilante: puzzolente di urina, brulicante di vermi e senza più un mobile o una suppellettile che fossero integri. Naturalmente, brutalizzare gli oggetti è stato solo un contorno agli insulti e alle minacce di cui ha fatto oggetto Federica e anche me.
Questo racconto nero non è una denuncia (che è stata fatta nel posto più adatto perché fosse efficace), né una rivincita, perché non abbiamo mai perso, se non, poco prima di schiantarci, una zavorra. Tornando a prendere quota e fiato, dunque, scrivo il particolare misogino che rende questa storia davvero ingiusta: fino al momento in cui abbiamo avuto un papà, infatti, il fidanzato era pessimo ma attento ai passi falsi, mentre ha perso ogni inibizione solo quando il campo è stato sgombro da altri maschi… come le bestie. Anzi no! Perché la scorta, quando sono uscita in queste sere pericolose, me l’hanno fatta proprio i cani di casa, due colossi d’indole buona, ma sospettosi di chi non gli è amico. Uomini cattivi, uome e fidanzati pessimi: siete tutti avvisati!

BEFANE

Per assonanza, e perché torno a scrivere di befane, concludo con un’epifania al posto di un epilogo. Se è vero che fino all’ultima riga ho avuto da ridire su molti maschi e anche certe femmine, ci sono alcune signore che meritano una citazione grata. Per prime le zie che, la sera del ventiquattro, si sono industriate a spadellare anche per noi vegane, oltre che per tutta la famiglia; e questa è solo l’ultima delle affettuosità che hanno dispensato a noi nipoti e a Giovanna nei mesi di tristezze e affanni.
Quindi voglio scrivere di un venticinque dicembre diverso dal solito, lieto e autentico. Non avendo più l’appuntamento con brodo e tortellini cui teneva specialmente papà, e visto che non ci andava di replicare come fosse stato un cerimoniale, è capitato casualmente che facessimo un brindisi con tazzine da caffè prima e un altro con mug fumanti insieme a due gruppetti di compagne. Abbiamo dunque passato il giorno di Natale giocando e chiacchierando, sorseggiando, smangiucchiando fichi secchi e cioccolato, noci pecan e fettine di dragon fruit.
Più tardi si sono aggiunte anche due quote azzurre e, tutti insieme, abbiamo fatto la tavolozza per un tramonto sereno.

GALLERY
La copertina del vinile di Burattino Senza Fili di Bennato che ha vorticarono infinite volte sotto la puntina del giradischi di casa e che ha fatto a noi bimbe lezioni canterine d’anticonformismo e parità, una vagina dipinta e incisa che mi ha regalato Lupo Borgonuovo, le sezioni di un dragon fruit, una fontana di Tinguely, Ciube e Leila (i cani stellari che, tra l’altro, ci scortano quando passeggiare è insidioso), un cave canem per ricordare ancora a uomini cattivi, uome e fidanzati pessimi che sono avvisati.

Immagine di copertina: un autoritratto di Marlene Demonte (una delle ragazze che ha fatto tintinnare la sua tazzina di caffè con le nostre a Natale).