Vere e proprie cattedrali del vino, le Cantine Florio, con i loro immensi magazzini scanditi dalle fughe di archi ogivali e le corsie di botti monumentali, raccontano una storia cominciata oltre due secoli fa che ha fatto conoscere il vino italiano in ogni angolo del mondo.

Era il 1773 quando una tempesta forzò la nave di John Woodhouse a trovare rifugio nel porto di Marsala. Fu così, forse per riprendersi dai disagi del viaggio, che il commerciante inglese entrò in una bettola, incontrò quel vino locale e ne fece un successo internazionale.

A quei tempi il mercato inglese era già a conoscenza dei Madeira, dei Porto, degli Sherry e Woodhouse si rese conto che, fortificando quel vino siciliano con un po’ di spirito per fargli attraversare meglio il mare, avrebbe potuto venderlo bene in patria. Ben presto arrivarono altri inglesi e il vino di Marsala cominciò a viaggiare anche verso l’America e sollevare favori ed entusiasmi fra personaggi di spicco: basti pensare all’ammiraglio Nelson che dal 1798 lo scelse per rifornire la sua flotta, oppure a Garibaldi, che a Marsala sbarcò con i suoi mille e non fu preso a cannonate dalle navi borboniche perché in porto c’erano un paio di fregate inglesi a proteggere gli interessi dei loro commercianti che non volevano vedere le loro cantine crollare sotto le bombarde. Bisogna aspettare il 1832 perché la potente famiglia Florio decida di entrare nel mondo del marsala. Ma è un passo importante. I Florio, oltre che possedere una fonderia, le tonnare, una banca, le zolfare, un’ ndustria della ceramica, i cantieri navali e Villa Igea a Palermo, dispongono di una ingente flotta commerciale, e il vino di Marsala può viaggiare sempre più lontano, verso nuovi mercati.

Nel 1830 arriva a Buenos Aires, nel 1839 a Sumatra, in Indonesia. Poi è la volta dell’Australia. Le pieghe della storia e l’intraprendenza dei Florio consentono al Marsala di sopravvivere e crescere anche nei momenti più difficili. Durante il proibizionismo, quando il mercato nordamericano crolla e le esportazioni di altri vini europei si esauriscono, il Marsala viene venduto nelle farmacie USA con la scritta Florio Tonic – Hospital Size (con tanto di prescrizione che ne raccomanda 2 cucchiai al giorno). In Canada viene venduto come salsa per la cucina. La Seconda Guerra Mondiale segna la vera grande battuta di arresto per la fama di questo vino. La visita alle Cantine Florio è davvero suggestiva. Furono costruite dall’architetto Giovan Battista Basile, padre di Ernesto, progettista tra l’altro del Teatro Massimo di Palermo, tra fine ‘800 e inizi ‘900. Splendide e monumentali ospitano parecchi milioni di litri di vino che maturano fra legno e acciaio protetti da mura di tufo.

Fra i vini prodotti da questa etichetta eccellono il Targa Riserva 1840, il Marsala Vergine Terre Arse, il Baglio Florio, un Vergine Riserva prodotto solo nelle migliori annate e il Donnafranca, selezione di grandissimi Marsala.

Ci sono altri templi di questo vino unico e seducente che meritano di essere conosciuti. Le Cantine Pellegrino, sempre a Marsala hanno storia lunga e complessa quasi come quella dei Florio: costruite nel 1880, sono state affiancate da un nuovo stabilimento inaugurato in occasione della vendemmia 2004. Dopo un periodo difficile, oggi sono sul mercato con un paio di vini di grande spessore che meritano la massima attenzione: il Marsala Vergine Doc 1981 e il Marsala Vergine Riserva 1997.

Lasciando la città e avviandosi per la campagna in direzione Petrosino, cominciano le immense distese di vigneti grillo, inzolia e catarratto. Nel bel mezzo di questi filari, in un antico baglio di famiglia, si trova, l’Azienda Agricola Samperi, creata da Marco De Bartoli, il personaggio che si è più impegnato per il rilancio a livello internazionale del marsala, come vino di qualità. Oggi condotta dai figli, l’azienda produce vini di qualità straordinaria che riflettono il carattere esplosivo e complesso del gran maestro. Indimenticabili il Vecchio Samperi, il Vintage 1986 e il Vigna la Miccia.

Un mondo complesso quello del Marsala che si divide in 5 categorie: Marsala fine, Marsala superiore, Marsala superiore riserva, Marsala vergine (o soleras), Marsala vergine stravecchio (riserva). Si tratta di un vino DOC prodotto nella Provincia di Trapani con l’esclusione del comune di Alcamo, di Pantelleria e delle isole Egadi. Si ottiene da uve Grillo, Catarratto, Insolia e Damaschino per quanto riguarda quelle a bacca bianca, mentre quelle a bacca rossa sono il Pignatello, il Nero d’Avola e Nerello Mascalese. Dopo la spremitura le uve passano a fermentare e quindi arriva il momento della fortificazione. Aggiungendo acquavite di vino si possono ottenere il Marsala vergine (che deve affinare in botte un minimo di 5 anni) e il vergine riserva (che affina almeno 10 anni). Aggiungendo la “mistella” (mosto cotto o mosto fortificato) si ottengono i cosiddetti marsala conciati, che si classificano in varie tipologie in base al colore, agli zuccheri residui e agli anni d’invecchiamento: fine, con affinamento di almeno 1 anno, superiore, con affinamento di almeno 2 anni e superiore riserva che riposa in botti per almeno 4 anni.

www.cantineflorio.it

www.marcodebartoli.com

www.carlopellegrino.it