Arcipelago sorpresa per i wine hunters, ma anche per buongustai e amanti della natura estrema, la Canarie sorprendono con vini di classe internazionale.

Viticoltura eroica, viti ultracentenarie e paesaggi mozzafiato. A rendere ancor più interessante questo arcipelago, basti pensare che non è mai stato nemmeno sfiorato dalla fillossera e quindi il piede franco è di norma. L’isolamento geografico ha, inoltre, favorito la sopravvivenza di vitigni rari altrove, se non del tutto unici. Oggi la produzione enologica delle Canarie è in crescita, spinta in parte dalla domanda interna (circa l’80 % del prodotto viene consumato localmente, un 10% va nella Spagna continentale, il rimanente 10 % in giro per il mondo), ma anche dalla volontà di un pool di produttori desiderosi di trovare spazio e riconoscimento per una tradizione pluri-secolare.

Cominciamo dalla spettacolare e sorprendente Lanzarote. 300 vulcani a poco più di 120 chilometri dalle coste del Sahara, è la più vicina al Continente Nero. Piove poco e nulla su questa terra che sembra un laboratorio geologico piazzato a cavallo del 28esimo parallelo (stiamo parlando di 150 mm per anno). La viticoltura è eroica nel senso più puro della parola e qui lo chiamano “il vigneto impossibile”. La vite sopravvive alla siccità grazie al manto di lava tritata che viene steso sul terreno arido. Ogni pianta trova il suo spazio in grandi buche scavate a mano e protette dai Venti Alisei da muretti a secco. Un ambiente ostile che però regala alla vite una longevità fuori dal comune (non è raro trovarne di oltre 200 anni) e le fornisce nutrimento ricco di minerali. Le rese per ettaro superano di rado il quintale e mezzo e ogni operazione in vigna è necessariamente manuale. Non vedrete trattori a Lanzarote, solo contadini chini su un paesaggio lunare. Nessuna cantina dispone di una proprietà di dimensioni tali da garantire l’impiego di uve proprie e tutto il sistema si basa su centinaia di piccoli conferitori. Nell’ambito della Doc Lanzarote il clima gioca un ruolo fondamentale che influenza fortemente le annate. Soprattutto sotto il profilo della quantità le variazioni possono essere drastiche passando facilmente dai 3 milioni di bottiglie stimate per il 2013 a meno di un milione del 2011, con una media nell’ultimo decennio vicina ai 2 milioni di bottiglie prodotte.

Il primo appuntamento è un gesto dovuto: El Grifo è la più antica cantina ancora in produzione dell’intero arcipelago e una delle 10 più vecchie di Spagna. Fondata nel 1775 è ancor oggi un business di famiglia. Nei locali della vecchia cantina è ospitato il Museo del Vino: interessante spazio, dove ripercorrere la storia vinicola delle Canarie fino alle sue origini. Un salto nel passato anche nella splendida biblioteca che ospita alcune migliaia di libri antichi. El Grifo produce annualmente fra le 4 e le 600 mila bottiglie suddivise in una dozzina di tipologie. Protagonisti i vitigni autoctoni: Malvasia Vulcanica e Moscatel fra i bianchi, Listan Negro fra i rossi. Fra i Malvasia brilla quello secco, nelle 2 versioni (in acciaio o barricato): in particolare il Seco Coleccion, ottenuto da uve Malvasia vulcanica in purezza che rimane sui lieviti per qualche mese alla fine della fermentazione. Si tratta di un vino fresco, pulito, decisamente minerale e persistente con gradevoli note agrumate. E’ il cavallo di battaglia dell’azienda che ne produce circa 80 mila bottiglie. Formidabile il Rosado, ottenuto da uve Listan Negro in purezza. E’ forse il vino che meglio esprime il contesto vulcanico di questi vigneti. Un vino di classe internazionale che fa riflettere su quanto interessante possa essere la tipologia dei rosati. Vino capace di innumerevoli abbinamenti, dalle zuppe ai crostacei, dalle grigliate ai formaggi. Ha buona struttura, mineralità e frutto, nitido, rigoroso. Assolutamente da ricordare.

Fra i rossi brilla il Tinto Ariana, ottenuto da uve Listan Negro per il 70% e Syrah per il 30% vinificati separatamente e uniti al momento della malolattica. Nonostante la percentuale di Syrah, non è un vino omologato, di stile internazionale, al contrario mantiene forte il suo retaggio vulcanico. E’ un vino da invecchiare almeno 3-4 anni e abbinare al coniglio speziato, al tonno ai ferri o all’agnello al forno. Ma ecco la vera sorpresa di casa El Grifo: il Canari è un vino della tradizione. Ottenuto da uve Malvasia vulcanica in purezza, surmaturate in pianta e solo occasionalmente passate sui graticci. A metà fermentazione viene fortificato con alcool di vino fino ai 15 gradi. Segue il lungo invecchiamento ossidativo in grandi botti. Nella bottiglia attualmente in commercio troviamo tre annate: 1956, 1970 e 1997. Il risultato è un vino strepitoso in tutti i sensi. Ampio, sensuale, complesso, infinito. Diciamo schiettamente che qualche bottiglia di questo nettare in valigia giustifica ampiamente il viaggio fino a Lanzarote. Il giovane enologo di casa non rimane insensibile al nostro entusiasmo e, di fronte a qualche domanda sulla longevità di questo vino, ci porta davanti alla botte del 1881 dove rimangono gli ultimi 2000 litri di quell’annata e ci spilla un paio di bicchieri. E’ emozione pura per un vino ancora perfetto e ammaliante.

Proseguiamo la nostra ricerca delle eccellenze del territorio fino ad arrivare alla Bodega Los Bermejos, dove ci accoglie il titolare Ignacio Valdera: personaggio davvero interessante che ci permette di andare un po’ a fondo sulle tematiche di questi vini di origine vulcanica. La bella bottaia ospita una collezione di foto scattate da vari fotografi durante tutte le fasi del lavoro in vigna e rivelano in tutta la sua durezza la difficoltà di questo tipo di viticoltura. La filosofia di casa Bermejo è proprio quella di rispettare questo lavoro producendo vini più autentici e legati al territorio, a partire dallo spumante metodo classico Brut Nature elaborato da uve Malvasia vulcanica. Il risultato si manifesta con grande chiarezza nei 2 bianchi secchi: Il Malvasia seco e il Diego (altro vitigno autoctono). Entrambi vinificati in purezza, rivelano la tipicità di questo territorio in modo straordinario.

La vera sorpresa è scoprire che a Lanzarote si facciano dei bianchi secchi da grande invecchiamento. Proviamo il 2007 del Malvasia e il 2005 del Diego. Entrambi sono in splendida forma, ancora freschi, puliti, straordinariamente minerali, eleganti quanto insospettabili. Molto interessante il rosso Listan Negro Maceración Carbónica, elaborato secondo il processo di macerazione carbonica classica, per esprimere tutto il potenziale aromatico di questo vitigno. Si tratta di un vino giovane, pulito, per nulla sfacciato. Ideale da bere fresco, anche accompagnando il pesce. Infine il Malvasia Naturalmente Dulce: vino superbo, elegante, minerale, dove il residuo zuccherino non maschera il retaggio vulcanico. Assolutamente da provare.

Di nuovo in auto, attraversiamo la regione di La Geria. E’ uno spettacolo senza confronti: con i vigneti scavati, buca dopo buca, protetti dai loro muretti a secco anch’essi di lava, che si arrampicano sulle pendici dei vulcani. Un delirio di geometrie, colori e prospettive assolutamente unici e irripetibili.

Proprio in mezzo a questo paesaggio lunare, nascosta sotto la crosta di lava ecco la cattedrale del vino di Lanzarote: la nuova Bodega Stratus. Nata pochi anni fa per volere di una famiglia del continente, stregata dalla bellezza del paesaggio e dalla personalità dei vini di quest’isola, è un capolavoro di design, dove si coniugano rispetto per l’ambiente, ergonomia, funzionalità e spettacolarità. Una volta superata la saracinesca del ricevimento uve, il percorso di visita rivela una cantina ultra moderna. Dal punto di vista dei vini, diciamo subito che il progetto di eccellenza è evidente e concreto. Il Tinto Crianza 2007 è già un vino importante, di grande complessità e carattere, assolutamente meritevole di un suo spazio in cantina fra bottiglie ben più titolate e costose. Ottenuto da uve Tinta Conejera per il 60% e Listan Negro per il rimanente 40% è uno dei rossi più interessanti provati a Lanzarote. I bianchi e i dolci sono di classe notevole ma, forse, hanno bisogno di un po’ più di storia per rivelare appieno il loro potenziale.

Prossimo appuntamento a Tenerife, ma ne parliamo la settimana prossima

Info: www.spain.info

El Grifo

Bodega Bermejo

Bodega Stratus