Era il 5 luglio e fissavo il mio zaino imbottito del necessario equatoriale per trasbordare fino all’isola di Bali. Accanto allo zaino una borsa a tracolla riempita delle mie ossessioni: miso, cereali integrali, fiocchi di legumi…

L’orologio diceva “muoviti!”. L’angina pectoris diceva “respira profondamente”.

Le gambe hanno deciso per tutti: zaino sì, borsa no.

E allora si va! Braccia leggere, testa pesante.

Milano – Francoforte – Singapore – Denpasar.

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Arrivo di notte, dopo trenta ore di trasbordo: affamatissima. Perché in aereo non mangio. Bevo tanta acqua, tanto the, guardo quattro bei film e uno mediocre, leggo qualche centinaio di pagine di Infinite Jest: e sono solo all’inizio…

Un tassista con la tosse mi trasporta nel traffico, fino alle propaggini della città, poi nel buio, tra le ombre della foresta, fino a Ubud. L’automobile mi sballotta e la radio passa un intero album di Fatboy Slim: entro nel pieno del mistero equatoriale nel modo più allucinato.

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La mia amica, ciondolante di sonno, sembra un’apparizione tremolante nella strada deserta: però mi abbraccia incredula e ci passa subito la stanchezza. Andiamo a dormire tardissimo: ovviamente parliamo, parliamo e parliamo. E ricomincio a fumare.

La mattina dopo mi sveglia lo stomaco. Dice: “riempimi!”. Mi fido di un succo fresco di papaya e lime. Poi di una centrifuga piccantina di zenzero. Col passare delle ore mi svezzo alla maniera di Bali: noccioline rosse tostate, arachidi bollite nel curry, fave e pisellini, mi si rivela un mondo vegano

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Zuppette col tofu fresco, verdure saltate e speziate, tempeh croccante, frittelle di banane, panzerottini di verdura, cremette di legumi e sesamo, intingoli… sgranocchio, spilucco, uso il cucchiaio, la forchetta, il coltello… mi lecco le dita!

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Non assaggio tutto, non zucchero le spremute, non tradisco il veganesimo, non compro mai le pallozze dolci rigirate nel cocco, o i cartocci di riso bollito nelle foglie di banano. Non torno onnivora e nemmeno libera; ma riatterrerò a Linate, dieci giorni dopo, con una collezione di piccole conquiste alimentari, una curiosità nuova per le drogherie etniche di via Padova, e la certezza che posso arrampicarmi su un vulcano di quattromila metri, nella nebbia e sotto la pioggia.

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Sapendo che in cima, mentre mi guardo attorno incredula della mia conquista e delle nuvole sotto di me, sotto i denti metto qualche cibo insolito: ed è buonissimo!

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P.S.: I quattro bei film sono…

Vita di Pi
Zero Dark Thirty
Searching for Sugar Man
Il Lato Positivo 

E per completare la soundtrack invece, un mix di Sixto Rodriguez.