Anna Prandoni è una giovane donna piena d’energia e voglia di fare, ama le parole – quelle dal sapore un po’ antico scritte su carta ma anche quelle immediate e impalpabili dei social media – e non credo di offenderla dicendo che è fissata con la cucina, quella buona. Da più di dieci anni fa parte della grande famiglia de La Cucina Italiana, mensile che dirige da marzo di quest’anno.

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La prima volta che l’ho incontrata, quasi due anni fa, è stata a un evento per blogger. Era il primo a cui partecipavo (mai battesimo fu più fortunato!) ed era anche il primo evento organizzato per i blogger da La Cucina Italiana, un’occasione di incontro fortemente voluta da Anna, che nel potere del web crede da sempre. Pur avendo alle spalle una solida tradizione giornalistica, infatti, si è subito appassionata al mondo online e prima di arrivare alla direzione della Cucina Italiana ne è stata web editor e brand director.

Capite quindi perché è la persona giusta con cui parlare di cucina su Paper Project?

Un’intervista molto interessante in cui Anna ci racconta di lei, de La Cucina Italiana e ci dà diverse dritte per un’estate all’insegna del gusto, anche online!

La Cucina Italiana è la rivista di cucina per eccellenza, entra nelle case degli italiani dal 1929. Cosa significa per te esserne il direttore nel 2013?

Significa essere parte di una storia che mi ha sempre appassionata, e al contempo significa sentire la responsabilità di succedere a persone come Filippo Tommaso Marinetti, Ada Boni, le sorelle Gosetti o Paola Ricas, che sono stati l’anima di questa rivista prima di me. A parte non dormire la notte sotto questo peso, il resto è meraviglioso. Scherzo, naturalmente: per me è l’occasione più ghiotta nella mia carriera. È un momento di grande crescita professionale, di grande cambiamento e mi dà la possibilità di imprimere a questo marchio storico la mia personalità e la mia visione gastronomica.

Qual è il linguaggio necessario oggi per parlare sia alla signora esperta che al giovane appassionato (il famoso foodie) che compra La Cucina Italiana?

Il linguaggio della concretezza, della verità, del praticabile. Credo che la cosa che tutti ricercano attualmente sia una cucina percorribile, che sia da un lato la risoluzione dell’incombenza quotidiana del mettere a tavola la famiglia, e dall’altro uno spunto davvero insolito per creare qualcosa di unico con le proprie mani.

– Nel primo editoriale da direttore de La Cucina Italiana hai parlato del tuo sogno e di come per coronarlo sia stato necessario guardare al passato importante della rivista per cui lavori da 10 anni. Come riesci a conciliare l’attenzione alla storia de La Cucina Italiana con la necessaria spinta verso il futuro, che mi sembra innata nel tuo modo di fare?

Queste due anime mi appartengono entrambe, credo sia davvero innato: ho una casa piena di oggetti recuperati nei mercatini mescolati a prodotti di design contemporaneo. Adoro lavorare a maglia coi calzettoni sul divano e andare alle feste con tacchi vertiginosi. Non potrei mai smettere di sfogliare i vecchi numeri di Cucina Italiana anni Quaranta né di twittare forsennatamente con il mio iPhone, proseguimento naturale della mia mano. Forse sono due lati della stessa medaglia: recuperare il meglio del passato e declinarlo su nuovi linguaggi, e sui nuovi media che abbiamo a disposizione.

Sei presente su molti (tutti?) social network. Quale ti piace di più e quale ti dà più ispirazioni per il tuo lavoro?

Se posso usare un neologismo, sono una Twittomane. È il primo social che apro al mattino, l’ultimo che sbircio la sera prima di dormire. È la mia primaria fonte di informazione, è una vera e propria droga quotidiana. Mi ha aiutata tantissimo in questi ultimi mesi a livello personale e professionale. È l’unico che, se fosse a pagamento, acquisterei. Poi, rimango malvolentieri su Facebook, che trovo sempre più vuoto di contenuti significativi, ma che mi permette di mantenere i contatti con tanti lettori ed amici. Ultimamente uso moltissimo Instagram, che mi ha permesso di scoprire insieme a Pinterest l’importanza assoluta dell’immagine: e per una che vive di parole è un passo avanti significativo. Ho definitivamente abbandonato FourSquare per manifesta inutilità, almeno nel mio caso, mentre aggiorno con cura Linkedin, che è un ottimo strumento di lavoro. Sono inattiva su Google+, che non ho mai apprezzato fino in fondo (si capisce che ho la fissa della comunicazione?).

Da qualche tempo su Twitter mi diverto a seguire le tue tweet ricette: brillanti idee culinarie in 140 caratteri. Com’è nata quest’idea? Ce ne regaleresti una?

L’idea è nata per gioco, al momento della mia scoperta di Twitter. All’inizio ero intimorita dal mezzo (è il social più ‘complesso’, credo) e non sapevo bene che approccio avere. Ho letto qualche libro e l’idea che tutti i guru suggerivano era di usarlo per offrire contenuti di valore. Ho fatto una piccola ricerca e non ho trovato ricette, e a quel punto mi è venuto immediato iniziare a postare le mie, con un grande successo immediato. Ho poi smesso, per un periodo, e ho dovuto ricominciare per una sfida lanciata dall’autore di fumetti @titofaraci. Da allora, è un appuntamento quasi quotidiano.

Eccone una che è per me un grande classico, la mia pasta ‘di corsa’ quando non ho nulla in frigo, ma il mio terrazzo è colmo di aromatiche: “Fettine di scalogno rosolato col burro. Tanto basilico a freddo. Cuoci gli spaghetti, scolali umidi e versa il condimento. Tanto parmigiano!

Qual è l’applicazione legata al mondo della cucina che pensi sia davvero utile e non dovrebbe mai mancare nello smartphone di un foodie

La nostra!

Chiudiamo con i tuoi consigli food per l’estate: l’ingrediente stagionale da non lasciarsi sfuggire, il ristorante dove prenotare, la località da visitare magari per conciliare vacanze ed escursioni enogastronomiche, l’account Twitter da seguire.

Questa è l’estate del lemon grass: dopo aver fatto furore tra gli chef, è arrivato anche sulle tavole di tutti noi: fresco, agrumato, piccantino, va bene coi salati ma ha il suo perché anche nei dolci.

Al momento per i foodies italiani lo chef di riferimento è senz’altro Lorenzo Cogo: giovanissimo, pieno di vitalità, racconta una cucina personalissima e di grande ricerca, che sa davvero stupire a ogni assaggio.

Sarò scontata, ma ‘la’ località che mi fa immediatamente estate in Italia è la Costiera Amalfitana. Un luogo meraviglioso, da scoprire viaggiando in lungo e in largo e dove riuscire a degustare l’alta cucina di Gennaro Esposito e di Don Alfonso, ma anche la rustica semplicità delle tante cucine di casa che abbondano in questa zona. Una per tutte, quella realizzata Da Francesco a Schiazzano, vicino a Massa Lubrense. Un piccolo angolo di “casalinghità” in salsa campana, senza fronzoli, senza pretese, fuori dai giri classici ma con il sapore come protagonista assoluto.

Faccio un po’ di interessi privati in atti d’ufficio? E allora l’account twitter da seguire è @milanosecrets: la mia amica Emanuela, mio alter ego web anche a La Cucina Italiana, che dà consigli e indirizzi imperdibili su Milano e dintorni. Il nostro hobby, nei pochissimi momenti liberi dalla cucina.