Poco lontano da Graz, al confine con la Slovenia, troviamo uno dei paesaggi vitivinicoli più belli del mondo. E vini da far drizzare i capelli, in particolare i Sauvignon blanc, ma anche qualche altra sorpresa.

Qui le viti si arrampicano su colli erti, con pendii estremi dove il trattore si avventura solo se imbracato dall’alto (sì, proprio come gli scalatori….). Una cultura del vino che ha radici antiche, con vigne che hanno già compiuto gli 800 anni. La maggior parte delle cantine è in mano ai giovani, spesso figli di quei vignaioli travolti dallo scandalo che azzerò l’industria vinicola austriaca alla fine degli anni ’80. E’ gente sveglia, ricca d’entusiasmo e nuove idee: fra cui il concetto di vino-architettura, dove il design diventa parte integrante tanto del processo di vinificazione, quanto dell’esperienza turistica.
Il denominatore comune di queste cantine è il dialogo fra interno ed esterno: grazie all’ampio uso di vetro e alla razionalizzazione degli spazi produttivi si ottiene una forte relazione, tanto estetica quanto funzionale, fra spazio di lavoro e ambiente circostante. Un concetto semplice e lineare che Georg Regele, vigneron della cantina omonima, sintetizza con il pragmatismo del contadino illuminato: architettura funzionale, uguale miglior sfruttamento delle nuove tecnologie, uguale vino migliore. Architettura bella e fruibile, uguale più visitatori e più diffusione della cultura del vino.

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La cantina Regele, fondata nel 1830, ben stigmatizza questo nuovo stile in cantina, tanto nel carattere dei vini, freschi ed eleganti, quanto nell’impiego di prospettive inconsuete. Bella la sala di degustazione, realizzata in buona parte in vetro e affacciata direttamente sulla vigna. Al piano inferiore, la barriccaia è costellata d’opere d’arte, sottolineate dai colori caldi del legno. Da provare, oltre al Sauvignon blanc, il Welschriesling e il Gelber Muskateller.
Pochi chilometri lungo la spettacolare “Strada del vino della Stria del Sud”, ed ecco la cantina Tement: una grande struttura in cemento, in gran parte interrata e perfettamente integrata nel paesaggio circostante. Le ampie terrazze e immense vetrate che proteggono le sale di degustazione sembrano semplici prolungamenti dei filari. Il terreno su cui nasce il vigneto Zieregg, uno dei più vocati d’Austria, e nel quale è stata scavata la cantina, fino a un ventina di milioni d’anni fa era una grande barriera corallina. Un carattere forte che si ritrova nel folgorante Sauvignon blanc Zieregg, ma anche nei Sauvignon Sernau e Grassnitzberg.

All’ora di pranzo, niente di meglio che presentarsi alla cantina Polz, raccolta in una conca disegnata da vigne antiche che si rispecchiano nelle pareti di vetro, dialogando con i riflessi delle centinaia di bottiglie vuote che definiscono il tratto estetico di questa cantina. Dopo aver degustato l’ottimo Sauvignon blanc Hohengrassnitzberg e il Pinot grigio, mi siedo nel portico della vecchia fattoria che ospita il buschenschank, una sorta di ristorantino rurale, per assaggiare i prodotti tipici della tradizione contadina locale: il formaggio di pecora servito con l’olio di semi di zucca, il lardo, l’aspic di fagioli, le focaccine con il battuto d’aglio e le mostarde di zweigelt (un vino rosso austriaco).

Ci vogliono almeno un paio di giorni per godere appieno la bellezza di questa regione. Sentinelle onnipresenti, i Klopotec, rudimentali spaventapasseri che allontanano gli uccelli grazie al rumore che emettono una volta mossi dal vento.

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Lungo il percorso, visito altre cantine di design: come Gross, una splendida casa ristrutturata, dove la sala di degustazione si confonde con il soggiorno e la cucina, a loro volta aperti sulla vigna, dove brilla un tavolo di legno che sembra scivolare verso il pendio. L’occhio segue la fuga dei riflessi nel bicchiere, persi nella vastità di un paesaggio sereno e antico. Ottimo il loro Pinot bianco Kitteberg, superbo il Sauvignon blanc Nüssberg.

Oppure la cantina Sabathi, esempio di eleganza, dove il paesaggio penetra l’edificio attraverso specchi e cornici aperte che inquadrano e sottolineano la forza del territorio che, a sua volta, genera vini orgogliosi e nitidi come il Sauvignon blanc Poharnig, o Lackner Tinnacher, dove provo un notevole Morillon, clone dello Chardonnay.
Infine chiudo questo itinerario stiriano con un tuffo nella tradizione: al castello di Gamlitz, dove Arnold Melcher, giovane vigneron con la passione della musica e dell’Africa, produce, sulle orme del padre, dei Sauvignon esagerati e unici. Nel cortile del castello degusto bianchi di oltre trent’anni. Qui il design, la tecnologia, l’ergonomia e l’ingegneria, lasciano il passo all’arte e alla personalità. Niente distrazioni estetiche o esercizi stilistici: rimane la purezza dell’emozione.

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