Il 5 ottobre, al Cake Design Festival, ho avuto l’occasione di incontrare uno dei più famosi cake designer al mondo: Ron Ben Israel.

Nato in Israele, in gioventù fece parte delle forze di difesa israeliane e successivamente, a 21 anni, si dedicò alla danza moderna; verso la fine della sua carriera di ballerino si trasferì a New York, dove iniziò una cucinare e venne scoperto da Martha Stewart, diventata poi sua mentore. (N.d.A. Martha Stewart… invidia pura!!!)

Durante l’incontro con giornalisti e blogger, tenutosi in collaborazione con Pavoni, il marchio italiano per eccellenza nel campo del cake design, Ron si è fin da subito dimostrato molto affabile e disponibile alle varie domande che gli sono state poste… di seguito quelle più interessanti, e le sue risposte.

  • D: Lei arriva dalla danza, quanto l’ha aiutata nel cake design?

R: La danza mi ha insegnato la disciplina, dove si devono fare movimenti ripetitivi per ore e giorni, per arrivare alla perfezione… Applico questa disciplina anche alle mie torte; anche se all’inizio è molto difficile, non ci si deve mai arrendere, e i risultati si vedono.

  • D: Cosa ha dato in più alle sue torte l’essere arrivato dal mondo della danza?

R: La danza è movimento, io cerco di riprodurlo nelle mie torte con i fiori, non mi piace la simmetria.

  • D: Come coniuga la parte estetica con il gusto?

R: Proprio ieri ho visitato la pasticceria di Ernst Knam e ho assaggiato i suoi dolci… erano “amazing”! Io sono partito come pasticcere, partendo dal gusto e studiando in Francia e in Canada. La decorazione è arrivata dopo, quindi per me l’importante è che tutta la torta sia buona oltre che bella, non apprezzo quelle torte che si vedono nei reality americani fatte di torte immangiabili o riso soffiato, o addirittura polistirolo. (N.d.A. era forse un non troppo velato riferimento a Buddy Valastro? Non sarà l’unico nel corso dell’incontro…)

  • D: La pasticceria italiana è pronta al cake design?

R: Forse non ancora, per l’Italia è un fenomeno relativamente giovane. Per il momento vengono copiate molte ricette di pasticceria americana e britannica e questo non va bene, ogni tradizione dolciaria deve avere dei gusti ben definiti e diversi da quelli esteri.

  • D: Ha mai detto di no ad un cliente?

R: Sì e no. Vi spiego: io sono molto cocciuto, ma so fare il mio lavoro. A volte arrivano clienti che fanno richieste strane perché hanno visto un reality in tv. In America solo perché qualcuno fa un reality viene considerato come un modello da imitare… I reality influenzano troppo i gusti dei clienti, che non capiscono che, per esempio, in un matrimonio non devono essere la torta o il pasticcere i protagonisti (N.d.A. Buddy???), ma gli sposi. Io so quello che faccio, è il mio lavoro, so che dovrei essere più flessibile, ma preferisco che i clienti capiscano le mie motivazioni e si accontentino, piuttosto che scendere a compromessi e consegnare un prodotto che non mi soddisfa.

  • D: Quanto è importante per un artista come lei avere una certa immagine e mantenerla nel tempo?

R: Io non mi considero un artista, io offro un servizio al cliente, dall’incontro iniziale alla consegna della torta. Penso che la comunicazione migliore non sia attraverso i media, giornali e reality, ma attraverso le torte stesse. Per esempio, mi fa piacere essere invitato a party di personaggi famosi o a inaugurazioni di hotel e casinò, ma io preferisco incontrare le persone comuni, la gente, a incontri come questi, o stare in mezzo ad altri protagonisti del mio settore.

  • D: Che direzione dovrebbe prendere la sugar art?

R: Io ho iniziato con la pasticceria classica, in seguito a decorare con il cioccolato. Quando ho visto per la prima volta la sugar art, i decoratori lavoravano su polistirolo, o addirittura su torte vecchie e indurite, e quando anche la torta era commestibile veniva ricoperta da chili di burro. Quindi o la torta era buona ma poco bella, o era bella ma poco buona. Ci deve essere più collaborazione fra pasticcere e decoratore… non si può fare tutto bene, ci si deve specializzare in un campo e poi collaborare. Nel mio team ho pasticceri e decoratori, nessuno fa entrambe le cose. (N.d.A. ho apprezzato molto questa sua risposta… perché è vero, le torte di cake design sono stupende, ma alla fine hai 10 cm di torta ricoperta da 5 chili di pasta di zucchero, che, diciamocela tutta, è stucchevole e immangiabile)

  • D: Ultima domanda: qual è il suo dolce preferito, e se lei fosse un dolce, che dolce sarebbe?

R: il mio dolce preferito… tutta la pasticceria italiana. Se io fossi un dolce sarei una meringa: mi piacciono i dolci che hanno quella forma, che finiscono a punta. La meringa è un dolce che messo in bocca sparisce, ed è dolcissima, come lo sono io… non per niente mi chiamano Sweet Genius!

Finite le domande, Ron ha tenuto una dimostrazione su come creare rose di pasta di zucchero. Belle bellissime, e soprattutto complicatissime… le lasciamo fare volentieri a lui!

Tutte le foto sono di proprietà di “Ron Ben Israel Cakes”.