La regia televisiva che orchestra le riprese dei campionati mondiali, soprattutto alla vigilia di una partita importante, apre quasi sempre con una spettacolare ripresa aerea che però, in pochi istanti, piomba sullo stadio e si stringe sempre di più, fino a passare l’inquadratura all’operatore a bordo campo. Da quel momento, tutto il resto, non conta.

Senza negare che, ogni quattro anni, anch’io fibrillo alla prima stacchettata, mi ritrovo in piedi man mano che i passaggi spingono avanti verso la rete e mi sbraco a ogni gol, non posso davvero produrre un articolo sportivo per incompetenza tecnica, né, per ignoranza generale, una guida del Brasile completa. Quindi, per dare il mio contributo riguardo all’appuntamento di quest’anno, ho pensato di fare l’inverso delle trasmissioni televisive: sfocare lo stadio e dare uno sguardo tutt’intorno, scegliendo, appunto, di fare BLOW UP su alcune cose e faccende brasiliane che ho scoperto da qui e che tutti quelli che non hanno in previsione un volo transoceanico possono condividere mentre sobbollono nell’estate Milanese.

FREQUENZE DA FREQUENTARE…

Dal 19 maggio fino al 12 giugno radio Popolare ha trasmesso una miniserie di approfondimenti sull'”altro Brasile“.
A bola da vez” è il nome che la corrispondente Sara Milanese ha dato al programma in cui ha raccontato accadimenti tanto interessanti quanto semi sconosciuti ai più.
Tra i podcast on line si può riascoltare, ad esempio, di come alcune associazioni abbiano iniziato da più di un anno a organizzare corsi di lingue gratuiti per le prostitute, altrimenti sprovvedute nel dialogo con gli arrapati stranieri, o -tutt’altra faccenda- di “Nao desvie o olhar”: nome della campagna internazionale contro lo sfruttamento sessuale dei minori che l’orda di turisti (molti buoni, ma anche qualcuno cattivo) rischia di fomentare. Ci sono poi clip audio sulla street dance che salva i ragazzi emarginati delle periferie, sulle proteste dei cittadini di Salvador e sulle battaglie perse e vinte de gli abitanti delle favelas per non essere sgomberati senza risarcimenti.

…E RADIO-COMI-CRONACHE

Ora che le partite sono cominciate, due sono le radiocronache spassose che, a mio parere, vale la pena di ascoltare abbassando il volume della televisione: “Bola profonda“, sempre di Radio Popolare, e quella della Gialappa’s per RTL. In entrambi i casi non si tratta di commenti adatti a chi la prende troppo sul serio, ma, se avete lo spirito di riderci sopra, vi divertirete certamente.

SCATTI -FOTOGRAFICI-

Il movimento per i popoli indigeni “Survival” ha promosso, tra le altre, una campagna in difesa del popolo Awa, una delle ultime tribù di cacciatori-raccoglitori nomadi, chiedendo un contributo al fotografo brasiliano Salgado: on line si possono scorrere tutti i suoi scatti strepitosi e, leggendo le didascalie, scoprire che, nel cuore della Foresta Pluviale brasiliana, resistono solo più un centinaio di indigeni che fanno parte degli ultimi esseri umani “incontattati” sul Pianeta.
Il paradossale confronto con l’evento mainstream dei mondiali può essere d’aiuto per sdrammatizzare in caso di sconfitta.

STREET FOOD

Tra i parenti notevoli di Paper Project c’è anche il blog-magazine Nuok, che tratta di “viaggio, arte, cibo, chiavi usb nei muri e cultura” e che ha da poco pubblicato uno speciale sullo street food brasiliano con tanto di foto e indirizzi che ho trovato il più aggiornato e interessante a galla nel mare di internet. Che il Brasile sia terra di chioschi e chiringuito è un fatto arcinoto, ma vale la pena di andare oltre ai cocktail con l’ombrellino da salvaschermo impiegatizio e scoprire leccornie locali più autentiche come gli “spiedoni” churrasco, le frittelle di tapioca, il sostanziosissimo pasticcio stroganoff e, dunque, passare ai dolci: il budinoso pudim de leite o i brigadeiro, mini delizie al cioccolato. A questo punto davvero, si può bucare la noce di cocco e infilarci dentro la cannuccetta, come nei film, per bere il latte zuccherino, oppure sorseggiare un frullato di Açai: elisir di lunga vita brasileiro.

BELLI E BUONI ACQUISTI “PUNTO BR”

Lo shop on line di Lixiki è un indirizzo “punto br” che si presenta così al pubblico internazionale: “a Company in Pernambuco (Brazil) specialized in development, production, trading and execution of scenography, using universal design, which values handcraft work allied to processes that reduce environmental impact and natural resources preservation”.
Suppellettili e accessori creati con materiali di rifiuto sono un monito di design a favore del riciclo artistico, contro lo spreco quotidiano e, soprattutto, straordinario, come quello delle grandi manifestazioni sportive: memorabili anche nella super produzione di rifiuti.

D.O.C.UMEMTARIO

Non è un raptus megalomane, piuttosto la coincidenza di un’annotazione che è imprescindibile in questo quanto in un post appena precedente, ma devo citare me stessa ricordando nuovamente a chi legge che esiste “Waste Land“, commovente documentario girato nell’immensa discarica di Rio De Janeiro, dove l’artista brasiliano Vic Muniz ha vinto il sospetto dei miserabili catadores facendone i soggetti e la manovalanza di grandiose composizioni di immondizia.
Per scoprire l’epilogo dell’impresa di Muniz, chiedo, a chi non l’avesse letto, di dare un’occhiata al mio post-diario di viaggio intitolato “Buon giorno Israele“, editato il mese scorso sempre ne “La forma del peso”

BOLLE DI SAPONE

Ricordate “Bolle di sapone“? Esilarante parodia musicale sulle soap opera diretta da Michael Hoffman? Se c’è un lato kitsch del Brasile sono proprio le telenovelas, per la cui produzione si spende più che in tutta l’America Latina, forse perché, proprio il Brasile è stato uno dei primi paesi in cui ha attecchito questo tipo d’intrattenimento. La prima “novela”, andata in onda per quasi un anno a partire dal dicembre 1951, fu “Sua vida me pertence“, di Walter Forster. Ma non senza ostacoli!
Come si conviene al genere, di cui gli imprevisti sono un ingrediente fondamentale, furono le radionovelle a spopolare fino al boom degli anni sessanta quando, finalmente, andò in chiaro il primo prodotto originale brasiliano a episodi giornalieri: “2-5499 ocupado“. Matrix? Niente di nuovo: 2-5499 è l’interno da cui risponde la protagonista-telefonista di un penitenziario. Il dialogo che inaugura un fiume di puntate intriganti è praticamente lo stesso che tra gli intutatissimi Neo e Trinity:

– ‘Alô’.
– ‘2-5499, bom dia’.
– ‘Perdoa-me, foi engano’.

Il resto è leggenda… e fiction.

SELTON

In conclusione di questi “spot” brasiliani scelgo, come nelle tesine delle medie (almeno, ai miei tempi) un collegamento interdisciplinare. Il mio ponte Italia-Brasile è la bend folk/rock dei SELTON, la cui storia comincia a Porto Alegre e, per ora, prosegue, non lontano dall’indirizzo da cui scrivo, passando per una serie curiosa di casi della vita.
Ci sono di mezzo i Beatles, intonati a quattro voci come è giusto, al Parco Güell di Barcellona, un produttore italiano che passava di lì e perfino Fabio Volo. E poi c’è un album d’esordio, inciso all’ombra reticolare dei gasometri della Bovisa che si chiama “Banana à milanesa“. In questo disco è tutta un’allegra confusione meneghin-brasileiro: percussioni, basso, chitarre, ukulele, traduzioni in portoghese dal dialetto milanese, incursioni di Jannacci che insegna ai ragazzi quando dire “amami” e di Cochi e Renato che si prestano ad un “riattattattanji” tra uno “sciocco in blu” e l’altro…
Insomma, un album che farà cantar, che farà bailar!
Poi c’è dell’altro e va ascoltato, in stereo o, meglio ancora, dal vivo.

Insomma, tutto non si può dire, ma posso assicurare che già questi pochi spunti hanno dato, per lo meno alla sottoscritta, molte ispirazioni. L’invito è a cliccare tutti i link che elenco da qui in poi e ad aprirne di nuovi, perché, se c’è una cosa buona del web, è che non c’è confine geografico, ne fuso orario, e, se pure non avete dubbi su quale nazione tifare da gli spalti o dal divano, navigando tra “punto it” e “punto br”, avrete pessimi ed ottimi motivi per interessavi anche ai tifosi gialli e verdi che si sgolano dall’altra parte dello stadio, per allontanarvi dalla curva azzurra, sempre di più, finché, il rettangolo regolamentare non apparirà che un coriandolo in mezzo ad una miriade di altri puntini, su cui fare, come il morboso fotografo di Antonioni… BLOW UP.

 

LINK

Blow-Up, oltre che una tecnica fotografica, è un film del 1966 diretto da Michelangelo Antonioni. L’anno seguente, riceve la Palma d’Oro al Festival di Cannes nel 1967. La scena finale riassume il gioco dell’illusione nel cinema e quello del punto di vista prima, in una partita a tennis senza pallina e, negli ultimi secondi, nella completa solitudine del protagonista… o forse no.
Ecco il link all’estratto da youtube: Blow Up (Antonioni) – Il soffio del vento (La scena finale).

I podcast della trasmissione di Radio Popolare “A bola da vez” sono disponibili sul blog.

Le dirette di “Bola Profonda” si possono ascoltare sui 107.6, o in streaming qui e commentare sulla pagina FB.

Noi dire gol” della Gialappa’s, invece, è trasmesso da RTL 102.5. Nel caso foste stranieri potete candidarvi per partecipare alle radiocronache delle partite che coinvolgono il vostro paese: tutte le info a questa pagina.

Sul sito di “Survival International” si legge di tutte le iniziative dell’associazione e si “sfogliano” le foto di Salgado per la campagna dedicata alla tribù Awa.

Il magazine Nuok si naviga da qui. Il servizio dedicato allo street food brasiliano, in particolare, si scrolla a questo indirizzo.

Sullo shop on line “Lixiki” si fanno belli e buoni “acquisti riciclati”.

Per tutte le informazioni sul documentario “Waste Land” rimando ai link in coda al mio post “Buon giorno Israele“.
Il trailer della commedia “Bolle di sapone” si guarda qui.

Tutto sulle novelas brasiliane a questa pagina.

Per sapere quando e dove suonano i SELTON linkate qua.

 

GALLERY

Nella gallery un frame di “Blow Up”, uno scatto di Salgado per “Survival International” che ritrae un bimbo Awa mentre dondola a testa in giù, la locandina vintage della telenovelas “2-5499 ocupado”, la copertina di “SAUDADE” dei SELTON e un ciccolatoso brigadeiro.

 

SOUNDTRACK

La colonna sonora di Blow Up, scritta da Hancock.

Le tracce di “Saudade“, l’ultimo album dei SELTON si ascoltano sul sito ufficiale.