Se qualcuno ha letto quel che dico di me qui, ne “La Forma del Peso“, avrà intuito che alcune delle mie vicissitudini riguardano quello che ho e non ho ingurgitato nelle stagioni della mia vita da trentunenne.

Al momento, conservo alcuni parossismi di una tregenda di disagi alimentari, ma, sostanzialmente, mi siedo a tavola con una media serenità e sono amica dei cibi vegetali.

Non vorrei dire che sono vegana, perché somiglia ad una dichiarazione estremista, ma, di fatto, è così. Il gergo british mi soccorre con la sintesi “vegan friendly“, più adatta ad un simpatizzante che a un gregario.

Non posso negare che, in effetti, niente di quello che mangio è di origine animale, eccezione fatta per lo yogurt, che trovo irresistibile al palato e che mi pappo per supplire alla mancanza di fermenti lattici, non volendo svenarmi per acquistare il miso: probiotico, macrobiotico, ma, a mio giudizio e gusto, troppo salato.

Eppure, questa vocazione animalista, mi fa talvolta vergognare. Ad esempio, quando un collega ultra vegetariano pianta gli occhi sul vitello tonnato del vicino e dice “che schifo”.

Non è che io sia la reincarnazione di Donna Letizia, ma, mamma Giovanna e papà Giuseppe mi hanno insegnato che si può declinare con un “no, grazie” e, se quello col mestolo a mezz’aria ti domanda “perché”, raccontargli il motivo dell’astinenza. Da cosa nasce cosa e può darsi che il commensale si appassioni alla causa…

C’è poi il fatto dei surrogati: polpette, maionese, prosciutto, Sacher torte… oggi tutte queste ricette hanno delle omonime vegane. Ecco… io non condivido. Per due motivi: il primo è che il furto di un nome non è bello e puzza d’invidia, l’altro è che gli onnivori finiscono per avere dannatamente ragione quando protestano che il piatto originale è migliore. La preparazione autentica ha, a buon diritto, il privilegio di pesare di più nel paragone e, sebbene l’hamburger vegetale non sia per niente male, se si appropria del nome made in USA finisce per risultare antipatico.

In fondo, le materie prime sono di libero accesso e, persino la Crusca (nel senso dell’Accademia d’eruditi linguisti), prima o poi si arrende ai neologismi, è allora perché, io mi domando, non si può preparare una leccornia e battezzarla: sarebbe più fantasioso e onesto! Se, invece, la questione è la mancanza d’estro in cucina ci sono infinite ispirazioni negli appunti della nonna: dalla pasta e fagioli, alla ribollita, passando per la pappa al pomodoro, e, ancora, per chiudere, alcuni dolci stranoti: dal castagnaccio, al croccante…

E allora mi viene un dubbio, che esprimerò piattamente, infischiandomene della sintassi: non è che la bestia, al vegano, non lo schifa, ma gli manca? Incertezza ancora più inquietante: non è che i marchi naturosi che ci sussurrano ecoslogan, se non chiamano “hamburger” gli sformatini precotti di soia e verdure, non vendono?

A tutto questo avrei potuto premettere che gli allevamenti intensivi sono uno scempio, che la filiera dei prodotti animali impiega una quantità d’acqua virtuale demenziale, che le crudeltà perpetrate sulle cavie nella cosmetica sono un abominio, che l’abuso di carne è dannoso per la salute… che non solo il cuore, ma che innanzi tutto la scienza indica la strada dell’ecologia e della dieta vegetariana. Certo, potevo cominciare dal decalogo dei buoni motivi per trascurare il nutrimento carnivoro, ma poi chi leggeva fin qui? Chi avrebbe scommesso sulla tolleranza alimentare -mi perdonino i celiaci della facile ironia-?

Visto che ho assemblato un articolo al contrario, non posso mancare di chiosare con le dediche.

A mia sorella, integerrima del verde da quando era bambina e nessuno la comprendeva, voglio dire che questo le fa onore, non fosse altro che, da quindici anni, spiega con gentilezza a camerieri inebetiti che, sì, anche una grattatina di formaggio sugli spaghetti non le garba, e che, no, non è una malattia.

Ho tanti amici amatissimi anche perché sono vegani e voglio che sappiano che è bello avere qualcuno con cui trovarsi intorno a una tavola sgombra da salamelle e agnellini arrostiti.

A tutti gli amici non vegani che mi hanno domandato “cosa posso cucinare per te” metto anche per iscritto un grazie a chiare lettere: G-R-A-Z-I-E.

Un pensiero pieno di riconoscenza, infine, a quelli che si sono incuriositi di quel che avevo nel piatto senza bofonchiare e che mi hanno chiesto di assaggiare e si sono fidati quando gli ho scodellato vellutate, zuppe e servito cibi verdi come gli alieni.

Menzione d’onore a chi, quest’estate, ha perso una scommessa e ha osservato una settimana vegana con allegria, nonostante il richiamo precotto dei wuster dal ripiano del frigo.

Postilla immancabile: grazie alla Giò e a Giuseppe che m’hanno insegnato a dire “grazie”… e anche “prego”.

A questo punto, però, la morale sta al suo posto, nelle ultime righe: a qualunque scuola di cucina apparteniate, qualunque follia gastronomica guidi la vostra forchetta, non preferite mai la vostra convinzione alimentare al convivio. Lo insegna Platone: non c’è miglior luogo, per lo scambio d’opinioni.

Arrivati al caffè, sono convinta, è possibile che qualche predatore sia diventato erbivoro.

 

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Non per essere egocentrica, ma, se siete capitati per caso su questa pagina web e se avete letto dall’inizio alla fine, può darsi che non vi costi troppo sapere con chi avete avuto a che fare:

Ogni lunedì, alle 12:30, mi faccio raccontare, da chi ne sa di più, qualcosa di interessante sulla cultura del cibo su www.radioblabla.net

Ho fatto un modesto sondaggio tra gli amici vegani per suggerire, a chi è estraneo alle nostre faccende, i link a qualche portale e blog che fanno comodo quando si vuole indagare un punto di vista diverso o anche soltanto trovare le dosi per una ricetta green: http://www.veganblog.it, http://www.ricettevegan.it, http://www.vegan3000.info, http://www.assovegan.it, http://www.veganzetta.org, http://www.societavegetariana.org.

Sempre a proposito di punti di vista, ecco un estratto arcinoto, ma sempre emozionante, dal film “L’attimo fuggente“:

Silvana Galassi, Professore Ordinario di Ecologia presso l’Università degli Studi di Milano fino al 2011, ha scritto, tra l’altro, dell’ecologia dell’alimentazione in un libro compilato con esattezza, ma semplicemente, dove, tra molte cose interessanti, si può approfondire il discorso riguardo l’acqua virtuale: il testo che vi suggerisco è Un giorno da leone o sette da giraffa, edito da EricksonLIVE.

Pur ribadendo l’avvertenza economica, per scoprire che esistono probiotici anche vegetali che fanno bene all’intestino ecco il wiki-miso.

Su libreriafilosofica.com è possibile scaricare gratuitamente il pdf del testo integrale del Simposio di Platone a questa pagina.

 

GALLERY

Se questo articolo, in sostanza, dice che il mondo è bello perché è vario, non posto altro che una gallery di facce di amici e parenti che, in qualche modo, sono citati qui.