Mi sono trasferita ad Abbiategrasso (a soli 15 minuti da Milano) esattamente 3 anni fa, in concomitanza di quello che sarebbe diventato per me un appuntamento fisso e irrinunciabile: Abbiategusto.

Complice una cucina ancora non del tutto pronta e la voglia di esplorare la mia nuova città, ho deciso di visitare questa manifestazione che tanto era pubblicizzata per le vie del centro… è stata una rivelazione! Sì, perché Abbiategusto non è una semplice fiera ma un vero e proprio evento che, a partire da una decina di giorni prima della rassegna vera e propria, coinvolge tutto il territorio dell’abbiatense, e non solo, con cene a tema, assaggi e vendita di prodotti introvabili in altri periodi e cene stellate.

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Dal 19 al 23 novembre si terrà “Aspettando Abbiategusto”, dove ogni sera verranno proposte degustazioni a tema all’interno della fiera stessa di Abbiategrasso, nelle sale e nei sotterranei del Castello Visconteo e nella suggestiva cornice dell’ex Convento dell’Annunciata, edificio religioso del 1500 ristrutturato di recente, le cui sale affrescate vengono utilizzate per cene di gala e concerti. Tra le varie proposte: degustazioni di pizza napoletana, di risotti preparati dai migliori ristoranti della zona, di polente e di ravioli al gorgonzola (per chi non lo sapesse, Abbiategrasso è la vera patria dello zola).

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Il 28 novembre inizierà invece la rassegna vera e propria, dove, oltre a un centinaio di espositori provenienti da tutta l’Italia e con una vasta rappresentanza di Città Slow nazionali e internazionali, quest’anno saranno anche presenti lo chef Angelo Franzò, che gestirà una postazione di street food siciliano, e un banco dell’ente scozzese per assaggi di scotch e salmone, accompagnati da suonatori di cornamusa in kilt.

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Durante le tre serate del 28, 29 e 30, oltre a incontri con personalità di spicco nel mondo dell’alta cucina, concerti e piccole degustazioni organizzate dalle gastronomie della città, i ristoranti della zona proporranno menu a tema originalissimi: cotechini, sanguinacci & co, anatra, le rane, la cucina di zona…

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Tanto per farvi un esempio, io ho deciso di partecipare a tre cene: inizierò il 28 con “Se fosse un fiore”, dove serviranno flute di benvenuto all’aloe, frittata di viole e porri, caprino al basilico, cuore di carciofi impanati con pancetta, maccheroncini cavolfiore e cacio, risotto alle rose, scaloppine alla lavanda, macedonia di frutta al gelsomino. Proseguirò il 29 con crostone di polenta con salame e fonduta allo zola dolce “Arioli”, erborinati e taleggio “Arioli” con marmellate artigianali e miele biologico, degustazione di risotti biologici alla milanese con midollo di vitello e zola, con taleggio e pere, con porcini e zucca, alla luganega, fondente al cioccolato e noci con marmellata di pere. Infine, il 30 sera, a chiudere in bellezza tutto l’evento, all’interno delle sale del convento si terrà la “Cena di Solidarietà”, dove lo stellato Spigaroli e gli chef dei migliori ristoranti di zona (fra cui spicca Dario Guidi, dell’Antica Osteria Magenes, il mio ristorante preferito) cucineranno piatti di alta classe per tutti i partecipanti.

Io ho già l’acquolina in bocca… e voi?

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